Page 321 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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l'Intendenza italiana e tedesca diventa estremamente difficile, sia per l'e-
          goismo e l'invadenza tedesca anche in fatto dei numerosi materiali di pre-
           da  bellica,  sia  perché  l'organizzazione  logistica  tedesca  risponde  a  più
           razionali e moderni criteri diametralmente opposti rispetto a quelli italia-
           ni. Essa è basata su larga disponibilità di automezzi ai minori livelli e sul-
           la elevata autonomia logistica delle divisioni, che al momento da esse stesse
           ritenuto  opportuno  si  riforniscono  con propri mezzi  -  al contrario  di
           quelle italiane -  dall'avanti  all'indietro  presso gli  organi logistici  d'In-
           tendenza (39)_  Quando il 23  novembre 1941 viene costituita l'armata itala-
           tedesca  (ACIT)  agli  ordini  di  Rommel,  questa  armata ha  due  distinti  e
           separati canali di rifornimento (quello tedesco per le unità tedesche e quello
           italiano per le  unità italiane)  e per i rifornimenti e trasporti delle  unità
           italiane dipende dal Comando Superiore A.S.  (SUPERASI), quindi senza
           avere -  nonostante le enormi distanze -  una propria e unica Intenden-
           za  e l'autonomia logistica che pure la  regolamentazione italiana prevede
           fin  dal  1915, anche  nel caso  di  armate che  operano su spazi molto  più
           ristretti.  Le  unità della Marina in A.S.  si  riforniscono in modo indipen-
           dente. Quelle dell'aviazione si appoggiano per quanto possibile all'Inten-
           denza  dell'Esercito,  e  in  merito  vanno  ricordate  le  numerose  e  aspre
           lamentele del generale Porro nel suo libro sull'Aviazione in Libia,  che ri-
           scontra la mancanza di un' "Intendenza delle Forze Armate" (e  non solo
           dell'Esercito) e afferma che le sue esigenze sono trascurate (il che è senz'al-
           tro vero, visto che erano trascurate, per i motivi ormai noti, anche le esi-
           genze  delle  stesse  truppe terrestri) < 4 0>.
               Riguardo ai convogli e alla loro sicurezza, superfluo accennare ai ne-
           gativi riflessi della mancata occupazione di Malta e della mancata utilizza-
           zione dei porti della Tunisia, la cui importanza è ben valutata da Cavallero
           e dagli Stati Maggiori. Ma, sul piano generale, come avviene per la guerra
           di Grecia e forse ancor di più, per l'Africa settentrionale ha maggiore im-
           portanza la loro cattiva organizzazione e l'efficacia sovente scarsa della scorta
           aerea  e navale,  che  è difficile  coordinare per le  solite  ragioni.

               Ciononostante, secondo le statistiche generali (riferite solo al tonnel-
           laggio e non ad altri parametri) in Africa giunge- nel  1941 e dopo-
           gran  parte  di  quanto  si  imbarca  nei  porti italiani.  Bisogna  però tenere
           conto  di  diverse  circostanze:



           (39)  Sulle differenze fra i due meccanismi logistici e sulle migliori soluzioni tedesche Cfr.
               G.  Mancinelli, op.  cit.,  pp.  46-49.
           (40)  Cfr.  F. Porro, L'aviazione nella guerra di Libia,  Roma, Associazione Culturale Aero-
               nautica,  1948.


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