Page 320 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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zionare anche in movimento, ciò  che impedisce ai Comandi di spostarsi
                con la  necessaria  rapidità e li  spinge a  usare  soprattutto i  collegamenti
                a filo,  sovraccaricando linee peraltro facilmente interrompibili e di lenta
                entrata in funzione.
                    Naturalmente a tutte queste difficoltà si supplisce, nei limiti del pos-
                sibile con materiale catturato al nemico o prestato dai tedeschi, o con espe-
                dienti vari e mezzi  di circostanza dovuti alla  tipica ingegnosità italiana.
               I forni per il pane, gli ospedali da campo ecc.  vengono spesso decentrati
               alle divisioni, e specie le unità corazzate si riforniscono, quando possono,
                "dall'avanti all'indietro"  come  le  unità tedesche,  oppure si  appoggiano
               agli  organi d'Intendenza più vicini.  Ma  "il sistema",  nelle linee generali
               conserva la sua scarsa flessibilità e rimane poco adatto alla guerra di mo-
               vimento: è principalmente per ragioni riconducibili alla logistica che Rom-
               mel giudica  le  unità italiane  idonee alla  difesa  e  non  alla  manovra.
                    A ciò si aggiunga che il sistema di comando anche dal punto di vista
               logistico ancora una volta non rispetta il fondamentale principio della cor-
               rispondenza tra responsabilità logistica e responsabilità operativa e della
               separazione tra attribuzioni operative, territoriali e amministrative. All'i-
               nizio del  1941, il  Comandante Superiore in A.S.  oltre ad essere gravato
               da incombenze amministrative e civili  (che gli  derivano  dalla  carica  ag-
               giuntiva di Governatore della Libia e vanno a tutto danno delle sue molte-
               plici  e prioritarie responsabilità operative e logistiche),  riceve  ordini da
               ben tre canali (Ministero dell'Africa Italiana, per gli affari civili; Capi di
               Stato Maggiore delle tre Forze Armate per la preparazione delle forze; Ca-
               po di Stato Maggiore Generale per la condotta delle operazioni). Dal Co-
               mandante  Superiore  dipende  direttamente  l'Intendenza  o  Comando
               logistico.
                    In tal modo, non solo il momento organizzativo e della preparazione
               delle forze in Italia è separato dalla condotta delle operazioni, ma le unità
               a livello corpo d'armata che combattono in prima linea a molte centinaia
               di chilometri di distanza dai porti e dall'Intendenza, hanno scarsa o nulla
               autonomia logistica e di trasporto e devono essere rifornite continuamen-
               te  e giornalmente  dall'indietro  in avanti  a  cura  dell'Intendenza,  a  tutto
               danno  della  tempestività  dei  rifornimenti.

                    L'arrivo delle truppe di Rommel in Africa nella primavera del 1941
               complica ulteriormente la situazione. Nel luglio 1941le forze italiane con-
               tano  circa  160.000 uomini e quelle tedesche circa 40.000:  eppure,  con
               una ripartizione assai discutibile, a queste ultime viene assegnata una per-
               centuale del  50%  dei trasporti marittimi. L'indispensabile raccordo  tra



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