Page 318 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A proposito di queste "sistemazioni di ripiego",  in campo italiano non
               c'è niente di simile all'"Universal Carrier" inglese dell933, prezioso mez-
               zo cingolato pluriuso che serve sia per il trasporto di una squadra fucilieri
              che di munizioni o armi di reparto, e soprattutto per il traino di artiglie-
               rie di piccolo calibro con ottime capacità di movimento fuori strada. Ne
               consegue che, ad esempio, i .pezzi controcarri e di accompagnamento ita-
              liani per fanteria  da 47/32  e 65/17 devono essere o trainati a  braccia  o
              caricati o scaricati di volta in volta, con le relative munizioni, su autocarri
              tra l'altro con mediocri capacità di movimento nel deserto, poco masche-
              rati e molto visibili.  Ovvi i riflessi sulla flessibilità d'impiego e sulla indi-
              spensabile rapidità di entrata in azione e di spostamento, oltre che sulla
              vulnerabilità dei serventi: molti pezzi vanno così perduti. Anche molte ar-
              tiglierie mancano di trattori e devono essere a loro volta autotrasportate,
              oppure hanno trattori con deficienti capacità di movimento fuori strada,
              oppure -   come i vecchi  pezzi  di  campagna da  75/27 mod.  1911  della
              prima guerra mondiale,  costruiti per essere ippotrainati e ammodernati
              con  ruote in gomma  piena (electron)  -  se  sono  autotrainate su lunghe
              distanze,  come  è  necessario,  sono  soggette  a  rapido  deterioramento.
                   Aumenta anche la vulnerabilità del dispositivo logistico dall'alto, per-
              ché gli autocarri a causa delle loro scarse capacità di movimento fuori strada
              devono obbligatoriamente percorrere la via Balbia e piste obbligate facil-
              mente individuabili.  Ciò  avviene perché gli  automezzi e trattori italiani
              -  diversamente da quelli inglesi e poi alleati -  derivano per la massima
              parte da modelli civili e non sono costruiti ad hoc per le esigenze militari.
              In genere non hanno trazione anteriore, e nemmeno le marce ridotte. Vi
              sono inoltre troppi modelli, il che complica le riparazioni e il rifornimen-
              to dei pezzi  di ricambio.  L'unico mezzo giudicato valido secondo i rap-
              porti è l'autocarro pesante Lancia  3 RO,  che tra l'altro è uno dei  pochi
              ad avere le marce ridotte. I pochi automezzi adatti al deserto che sia pure
              in ritardo sono studiati, non fanno in tempo a venire introdotti in quanti-
              tà significative.
                   Acquistano inoltre grande importanza dettagli apparentemente non
              essenziali, che influiscono sul morale e sull'efficienza dei combattenti. Da-
              te le  enormi distanze, lo  sgombero feriti  è problematico e richiederebbe
              -   per raggiungere i  porti d'imbarco delle  navi-ospedale -  mezzi aerei
              che non sono disponibili o sono disponibili in esigua quantità.  Oltre ad
              essere poco numerose, le autoambulanze italiane sono poco idonee al mo-
              vimento nel deserto:  per lo sgombero celere dei feriti la  divisione Ariete
              è perciò spesso costretta a ricorrere -  quando può -  a mezzi  cingolati



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