Page 313 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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sostenuta dallo stesso Mussolini con la consueta incertezza e debolezza,
con sostanziale bonomia e con sterile attività di pura mediazione: ma gli
industriali, che naturalmente non amano le misure dirigistiche, e gli stessi
Ministeri civili o potentati vari si oppongono, e non se ne fa nulla. Per
le stesse ragioni, non ha alcun seguito l'intento di Cavallero e di Mussolini
di costituire fin dal 1941 un Ministero della produzione bellica, accre-
scendo i poteri del generale Favagrossa, che per ragioni poco chiare e po-
co convincenti è contrario al progetto, salvo a lamentarsi dei suoi poteri
limitati (33).
Nel vasto campo della "grande logistica", il 1941 segna una svolta
irreversibile, ma in senso negativo. Tra la fine del 1940 e il giugno 1941 Mus-
solini prende le decisioni strategiche più controproducenti della guerra, proprio perché
logisticamente rovinose: decisioni che i militari, poco entusiasti, hanno il tor-
to di accettare passivamente, limitandosi a brontolare nei corridoi. L'at-
tacco alla Grecia di fine ottobre 1940 e l'imprevista, imponente massa
di uomini, e soprattutto di materiali, automezzi e forze aeree e navali (an-
che da trasporto) che impegna e anzi divora, rende inevitabile trascurare
le esigenze dell'Africa settentrionale, proprio quando gli inglesi stanno sfer-
rando l'offensiva che distruggerà le truppe di Graziani. Al tempo stesso,
molte buone divisioni devono essere mantenute e rifornite al confine con
la Jugoslavia, in vista dell'offensiva della primavera 1941.
A qualche decina di giorni dal termine delle operazioni in Grecia ed
alla direttiva di Mussolini di concentrare le forze e i mezzi in Africa set-
tentrionale e di preparare mezzi logistici adatti a quella campagna <3 4>, l'in-
vio del CSIR in Russia - sempre decisa all'improvviso per ragioni
meramente ideologiche, di "presenza" e di contenimento della strapoten-
za tedesca - dà il colpo finale alle possibilità di autonomo ristabilimento
della situazione nel Mediterraneo, con una nuova fuga delle divisioni mi-
gliori, delle poche artiglierie moderne, di materiali preziosi e di mezzi di
trasporto verso la Russia, cioè verso uno scacchiere dove non erano certa-
mente in gioco i vitali interessi strategici dell'Italia (35). Va notato, a tal
proposito, che in Italia c'era senza dubbio disponibile gran numero di uo-
mini, ma difettavano gravemente Quadri in servizio permanente esperti,
ufficiali di Stato Maggiore e soprattutto materiali moderni e competitivi.
(33) C. Favagrossa, op. cit., pag. 39.
(34) Cfr., in merito le direttive logistiche emanate dallo S.M.E. con let. n. 75.000 in
data 27 aprile 1941 (A.U.S.S.M.E., Rep. M/7, Racc. 518/1).
(35) Cfr., in merito, L. Ceva, op. cit., pp. 84-118.
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