Page 309 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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zione di fornire un armamento, un equipaggiamento, dei rifornimenti mo-
derni~ competitivi. Invece, nel 1940 non esiste nessun efficace raccordo
tra logistica di produzione e distribuzione, e numero e tipo delle unità
costituite non tengono alcun conto della reale possibilità di dotarle di ar-
mi e materiali aggiornati, o di Quadri esperti e preparati anche per i Ser-
vizi logistici: si provvede con fondi di magazzino.
Prevale come sempre- anche dopo il1940 -la filosofia del nume-
ro, e non solo le armi e artiglierie, ma anche gran parte dei materiali di
sanità, commissariato ecc. sono quelli della prima guerra mondiale, per
lo più non adatti alla guerra di movimento. La logistica di produzione,
come si è visto, non ha una direzione unitaria. Il problema è, appunto,
quello di assicurare - come in Germania e in Inghilterra - questa dire-
zione unitaria, e non quello della militarizzazione o meno degli stabilimenti.
Invece la mobilitazione civile .,.--- e di conseguenza la produzione - rima-
ne frazionata tra vari Ministeri che operano con propri organismi senza
efficaci raccordi tra di loro, che però spesso riescono molto bene a sottrar-
re alle forze armate il personale più giovane e tecnicamente più prepara-
to. La filosofia ufficiale che ispira questo criterio - mai smentito dagli
anni Venti in poi - è che, come scrive il generale Baldini su Esercito e
Nazione, la militarizzazione degli stabilimenti, il vasto impiego di commis-
sioni militari di requisizione, incetta e controllo all'interno del Paese era-
no state necessarie nel '15-' 18 per far fronte al largo seguito che allora
avevano nel Paese e tra le masse operaie le idee sovversive, neutraliste e
antinazionali. Ma ciò non è più necessario nel 1940, perché secondo il
generale Baldini il regime, con i suoi organismi sindacali e corporativi,
ha ormai permeato, saldamente inquadrato e posto al servizio incondizio-
nato del superiore interesse nazionale tutte le attività produttive, senza bi-
sogno di un controllo militare sulla mobilitazione civile e sulla produzione
che pertanto rimane affidata alle competenze dei Ministeri civili, mentre
le competenze dei Ministeri militari possono essere senza danno limitate
alla mobilitazione della rispettiva forza armata.
Alla prova dei fatti, questa visione ottimistica e di maniera si tradu-
ce in pernicioso frazionamento di poteri e responsabilità e in incremento
della burocrazia e dei conflitti tra gli innumerevoli organismi burocratici
che si occupano di logistica di produzione e tra questi, i Ministeri e gli
Stati Maggiori. Anche all'interno delle Forze Armate non forniscono ap-
prezzabili risultati pratici alcuni tentativi di coordinamento del 1926, e
in particolare:
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