Page 308 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Per la verità, nel  1940-1941  neiporti albanesi e libici vengono no-
               minati dei direttori superiori (rispettivamente, amm. Sportiello e geo. Gior-
               dano) e dal novembre 1941 il porto di Tripoli passa alle dirette dipendenze
               dell'Intendenza locale,  ma  nonostante  i  sempre  più frequenti  interventi
               diretti  del Comando Supremo i risultati  non sono molto brillanti e non
               possono mutare la  situazione di  fondo.  Da una lettera  del giugno  1941
               a firma del nuovo comandante in Africa generale Garibaldi si deduce che
               l'azione di coordinamento nei porti incontra difficoltà e resistenze: ciò va-
               le anche per la difesa antiaerea alla quale sono interessate tre diverse orga-
               nizzazioni (DICA T territoriale dell'Esercito; difesa antiaerea della Marina;
               caccia intercettori dell'aeronautica che a sua volta ha proprie -  e scarse
               -  difese  antiaeree  degli  aeroporti)<3°>.
                    Nel1940-1941 non era nemmeno possibile effettuare calcoli logisti-
               ci in comune per le esigenze delle tre forze armate, quindi avere una visio-
               ne esatta della situazione logistica complessiva in un dato scacchiere. Oltre
               a una dottrina logistica o regolamenti interforze, mancavano unità di mi-
               sura comuni per le  dotazioni e scorte, in ogni caso  difficili  da  calcolare
               perché le razioni viveri di base e il vestiario, equipaggiamento, i materiali
               di casermaggio, le armi artiglierie e munizioni erano diversi anche quan-
               do ciò  non era necessario,  naturalmente con l'Esercito forza  armata più
               povera e meno moderna e in condizione di netta inferiorità. A questo non
               lieve inconveniente pratico -  rilevato dal generale Pricolo in una riunio-
               ne dei Capi di Stato Maggiore tenuta in imminenza della guerra -  non
               risulta sia mai stato posto rimedio. E accanto a metri logistici diversi,  le
               tre forze armate adottano anche procedure amministrative e contabili, mo-
               dalità per le  commesse e norme di  collaudo separate e diverse,  con tutti
               i  negativi  riflessi  sul lavoro  comune.

                    I Servizi logistici nel Paese- secondo quanto rettamente affermava
               il generale Guido Liuzzi negli anni Venti -  avrebbero dovuto costituire
               la base dei Servizi dell'esercito mobilitato. Anche Emilio Canevari, negli
               anni Trenta, nel suo libro Lo spirito della guerra  moderna < 31> sosteneva che
               la mobilitazione dell'esercito doveva avvenire esclusivamente sulla base delle
               effettive possibilità industriali del Paese, cioè della reale capacità della Na-



               (30)  Comando  Superiore Libia,  lettera  n.  20 in data 20 settembre  '40 (A.U.S.S.M.E.,
                   REP.  1499/A/6) e lettera  n.  11812  in data  22  giugno  1941  (A.U.S.S.M.E.,  Rep.
                   1160/1/2/13). Nell'organizzazione tedesca, la  difesa antiaerea era interamente affi-
                   data all'Aeronautica  e aveva  raggiunto  livelli  di  grande efficienza.
               (31)  Cfr. E. Canevari, Lo spirito della guerra moderna,  Cremona, Soc. Ed. Cremonese, 1935.


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