Page 303 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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al generale (poi Maresciallo) Cavallero, Capo di Stato Maggiore Generale
           dalla fine del1940 al1943, uomo molto discusso e generalmente non ben-
           visto, la statura di uno dei rari alti dirigenti militari italiani, con visione
           interforze,  chiara  e  pragmatica,  dei  problemi  e della  logistica.
                Dal punto di vista logistico-amministrativo,  i  tre Ministeri militari
           retti da Mussolini significano Ministeri vacanti, aumento della conflittua-
           lità interforze, mancanza di un organo che liberi i Capi di Stato Maggiore
           dalle incombenze non strettamente operative e inerenti alla grande !agisti-
           ca e alla gestione della branca amministrativa. Gli Stati Maggiori assumo-
           no in propri oneri amministrativi e logistici  di produzione (riguardanti
           anche studi,  progettazione,  collaudi)  che  nel  '15-'18 erano più razional-
           mente assegnati ai Ministeri e/o  ad uno specifico Ministero della produ-
           zione bellica. Naturalmente, le relative attività in questo campo sono svolte
           dagli Stati Maggiori in concorrenza tra di loro. Per quanto riguarda l'E-
           sercito, diversamente dalla prima guerra mondiale non viene costituita l'In-
           tendenza Generale, cioè l'organo centrale che alle dipendenze dello Stato
           Maggiore assicurava il raccordo logistico tra l'Esercito, il Paese e i  Mini-
           steri competenti, e provvedeva all'avvio dei rifornimenti alle varie armate
           e al coordinamento  delle  relative  esigenze  secondo  le  priorità operative
           indicate dallo stesso Stato Maggiore < 24 l.  Anche questo complesso di atti-
           vità organizzative e di gestione delle scorte viene svolto direttamente dallo
           Stato Maggiore e/o dalle stesse Direzioni Generali del Ministero della guerra,
           con conseguente scarsa incisività accompagnata da ipertrofia burocratica,
           eccessivo  centralismo  e  ritardi  nel  far  fronte  alle  esigenze.
                I  criteri ai  quali si  ispira la  dottrina logistica  dell'Esercito,  definiti
           dalla Pubblicazione  n.  2662  Norme generali per l'organizzazione  e funziona-
           mento  dei  Servizi  in guerra  -  Ed.  1940,  risentono  ancora  oltre il dovuto
           e il  necessario  dell'esperienza della prima guerra mondiale, e quando se
           ne discostano, se ne discostano spesso a torto,  rivelandosi nel complesso
           non adatti alla guerra di movimento e in particolare alla guerra dei coraz-
           zati in Africa settentrionale < 2 Sl.  Essi si  basano su due principi fondamen-
           tali. Il primo è l'accentramento- solo apparentemente economico -  degli



           (24)  Si vedano, in merito, le  osservazioni del generale Rossi,  il quale riscontra, tra l'al-
                tro, la  necessità di un'unica Intendenza per le  tre Forze Armate (F.  Rossi,  op.  cit.,
                pp.  58-59).
           (25)  Sulle caratteristiche della regolamentazione logistica del 1940 Cfr. anche G.  Gian-
                nuzzi (Col. a S.M.), La nuova regolamentazione logistica e le caratteristiche dei Servizi nelle
                G.U.,  "Rivista di Commissariato e dei Servizi Amministrativi Militari" n.  3/194i.


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