Page 301 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Tutto ciò crea ostacoli aggiuntivi di grande e forse  decisiva portata
           nell'alimentazione delle forze combattenti. Dal1940 ai primi mesi del1943,
           infatti, le  operazioni si  svolgono oltremare e oltreconfine e diventa indi-
           spensabile più che mai l'organizzazione con criteri unitari dell'alimenta-
           zione logistica delle forze terrestri, marittime e aeree, anche per ottenere
           la  massima  economia  nei  trasporti e  il  miglior rendimento  di  quanto è
           disponibile. Sulla Rivista di commissariato e dei Servizi amministrativi militari
           degli  anni  30 e dei  primi anni 40 compaiono molti pregevoli studi sul-
           l'importanza della logistica, sulla necessità che alla guerra integrale corri-
           sponda una logistica integrale, senza diaframmi tra esigenze civili e militari
           (e, a maggior ragione, tra forze armate) e anche sull'importanza e delica-
           tezza dei  rifornimenti .da  territori oltremare. Tuttavia ogni forza armata
           tende come  sempre a  fare  da  sé  e  privilegia sempre e ovunque proprie
           esigenze strategiche e logistiche, legate al principio del valore decisivo del-
           la  guerra  nel  rispettivo  elemento.
                Oltre allo  scontro con il nemico c'è dunque -  con gran danno per
           la logistica interforze -  uno scontro interno tra forze  armate, nel quale
           fanno sentire tutti i loro effetti negativi posizioni teoriche astratte, separa-
           te  e divergenti,  con i grandi classici  della strategia che diventano spesso
           solo munizioni per una battaglia interna (finanziaria e di potere) condotta
           principalmente a  spese  della  logistica.  La  visione di Clausewitz oltre ad
           essere continentalista è tipicamente spiritualista. Clausewitz in Della guer-
           ra rifiuta esplicitamente di occuparsi dei rifornimenti, ignora l' importan-
           za  dei servizi logistici (che giudica, a torto, estranei a quanto avviene sul
           campo di battaglia) e affida tutto al colpo d'occhio del capo e allo spirito
           aggressivo delle truppe. Le teorie avveniristiche di Giulio Douhet, legate
           al principio della preminenza assoluta del bombardamento strategico in-
           dipendente e dei rispettivi vettori, pur essendo "materialiste" non lascia-
           no  alcuno  spazio  teorico  al valore  strategico  crescente della  funzione  di
           trasporto aereo, pur intuito per la prima volta da Amedeo Mecozzi dopo
           la  guerra  d'Etiopia (l9l,  né  creano le  premesse  favorevoli  per quell'accu-
           rata e stretta cooperazione tra Aeronautica e Marina che è necessaria per
           la  vitale  protezione aerea  dei  convogli.



           (19)  F.  Botti- M. Cermelli, La teoria della guerra aerea dalle origini alla seconda guerra mon-
               diale (1884-1939), Roma, Stato Maggiore Aeronautica- Ufficio Storico, 1989, pp.
               529-541.


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