Page 299 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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della Nazione e ricorrendo al rischio massimo come fattore incrementale
di una potenza militare più apparente che reale e di apprestamenti logisti-
ci costantemente inadeguati a fronte degli obiettivi strategici, che tra l'al-
tro non tengono conto dei tempi tecnici per la preparazione. In tal modo,
egli omette di trarre le giuste deduzioni da tre fattori di base che hanno
incidenze determinanti sulla preparazione logistica e sull'esito della guer-
ra italiana:
a) le casse dello Stato e i magazzini militari sono pericolosamente vuoti
a causa delle guerre di Etiopia e Spagna. È vero che queste "guerre
limitate" logorano armamenti in gran parte - anche se non in tutto
- obsoleti, ma i sostenitori della scarsa rilevanza di queste guerre sul
livello di preparazione del 1940 non considerano i riflessi degli enor-
mi consumi di materiali ancora validi (vestiario, equipaggiamento, mu-
nizioni, carburanti, viveri, automezzi) dei quali si sente la mancanza
durante la guerra e l'ingente esborso finanziario richiesto dalle paghe
- per giunta maggiorate - del gran numero di Quadri e truppe e
dai lavori pubblici. La guerra d'Etiopia costa circa 12 miliardi, equi-
valenti più o meno al bilancio dell'Esercito in due anni di guerra. Quella
di Spagna, 7 miliardi. Si tratta di enormi risorse in pratica "dirottate"
da una preparazione militare di tipo europeo;
b) come dimostra la stessa guerra d'Etiopia, la guerra breve si può otte-
nere solo realizzando preventivamente, con grandi mezzi, un sufficien-
te grado di superiorità quantitativa e qualitativa di apprestamenti
logistici, di materiali e di mezzi di fuoco e di trasporto. Nel1935-1936,
con davanti agli occhi l'esperienza negativa di Adua Mussolini mostra
di aver ben compreso questo fatto. Non altrettanto avviene nel
1940-1941, per quanto da sempre l'esercito inglese sia sinonimo di qua-
lità per eccellenza;
c) la guerra del 1940 richiede una stretta integrazione operativa elogisti-
ca tra forze armate fino ai livelli più bassi, un lavoro in comune degli
Stati Maggiori, chiare e tempestivè direttive politiche. La guerra con-
tro l'Inghilterra nel Mediterraneo non è la guerra contro il Negus, con-
dotta da Mussolini di persona, "in presa diretta", senza attivare la
collaborazione interforze e spesso facendo a meno anche dello Stato Mag-
giore Esercito, con i generali giustamente tiepidi nei confronti di una
conquista coloniale di grande rendimento politico, che però depaupe-
rava le esigue scorte e arrestava l'ammodernamento proprio mentre la
bufera in Europa si avvicinava.
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