Page 298 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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partito savio mettere a pericolo tutta la fortuna tua, e non tutte le tue for-
               ze"; b) non realizza il principio fondamentale  della  concentrazione delle
               forze e dei mezzi logistici nel punto e nel momento decisivo; c)  non tiene
               conto,  nelle  grandi decisioni strategiche,  dei  fattori  tecnico-militari  e  in
               primo luogo logistici, dimenticando le tesi di Clausewitz sulla politica co-
               me sovrano costituzionale e non assoluto rispetto alla strategia, e sull' ar-
               monia che deve sempre esistere tra esigenze politiche e militari, armonia
               della quale il fattore logistico è la reale misura e la leadership politico-militare
               unica garante.

                   Di conseguenza questa strategia è anche costantemente antilogistica:
               basti pensare ai riflessi logistici dell'antieconomico e irrealistico concetto
               di "guerra parallela" di Mussolini e Badoglio, alla costante tendenza a spar-
               gere forze e soprattutto mezzi sui vari fronti privilegiando improvvise esi-
               genze meramente politiche, alla direttiva che il Paese si  deve accorgere il
               meno possibile della guerra, al tollerato frazionamento di poteri in mate-
               ria di produzione bellica, alla rinuncia alla militarizzazione estesa (attuata
               senza esitare nel '15-'18) ecc .. Infine, la strategia di Mussolini è eminente-
               mente continentalista ed europea,  in quanto  rivolta  soprattutto a bilan-
               ciare in qualche modo i successi terrestri della Wehrmacht. Il  10 giugno
               1940 l'Italia entra in guerra contro una grande potenza aeronavale e me-
               diterranea come l'Inghilterra, che  dispone di  forze  ancora praticamente
               intatte e di un'industria bellica in crescendo, con un potenziale bellico com-
               plessivo che aumenta di giorno in giorno e una guida politica ed economi-
               ca ben presto rivelatasi più salda, dura ed efficiente di quella italiana, dove
               Mussolini -  secondo la sua stessa ammissione -  è "l'uomo più disobbe-
               dito  d'Italia" (17).
                   La debolezza economica e i limiti logistici dell'Italia - a lui ben noti
               -  esasperano in Mussolini, fino all'ossessione, la costante tendenza a con-
               quistare e mantenere lo status di grande potenza per l'Italia fidando  nel
               suo intuito politico, gettando sul tappeto con un solo colpo di dado i destini



               (17)  Il futuro presidente degli  Stati Uniti John Kennedy, in un libro poco noto, uscito
                   nell'estate 1940, sostiene la necessità di un massiccio riarmo degli Stati Uniti e in-
                   dica- come esempio in negativo ma anche in positivo -l'azione del Governo
                   inglese, che a partire dal 1938-1939 sia pure in ritardo procede a enormi stanzia-
                   menti per le esigenze militari e organizza razionalmente la produzione bellica, otte-
                   nendo la  collaborazione anche dei  potenti sindacati laboristi  (Cfr. J.F.  Kennedy,
                   Perché l'Inghilterra  dormì,  Milano,  Il  Borghese,  1964).


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