Page 149 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La risposta all'interrogativo sta forse nel fatto che, proprio nei primi
           anni del periodo bellico, cominciò a farsi strada all'interno della Fratellan-
           za  l'idea che la situazione abbisognasse di  un intervento  più deciso;  ciò
           portò  progressivamente alla  costituzione  di  un Apparato  Segreto,  il  cui
           scopo  era realizzare gli obiettivi  dell'associazione anche con la  violenza.
           L'Apparato Segreto, che avrebbe presto assunto connotati terroristici, sfuggì
           al  controllo di  al-Bannà  il  quale,  personalmente, era contrario ad azioni
           di  forza  fini  a  se  stesse,  valutando  senza  dubbio  che  la  guerra  in  corso
           e la determinazione inglese non costituissero fattori propizi a una radica-
           lizzazione  in senso  militare della lotta dei  Fratelli.  L'Apparato costituiva
           comunque una variabile "impazzita" ed era impossibile prevedere quali
           sarebbero  state le  sue  scelte  operative.
                Tutta la complessa vicenda,  che si è cercato di delineare nei  sommi
           capi, induce senz'altro a comprendere quanto forti dovessero essere le preoc-
           cupazioni inglesi nei confronti della Fratellanza, delle alte sfere dell'Eserci-
           to, parzialmente inquinate dai rapporti coi movimenti rivoluzionari e della
           cui fedeltà alla corona britannica era lecito diffidare, e dello stesso Fàruq.
           La  situazione economica egiziana, poi,  non era affatto florida  e non con-
           tribuiva certo a risvegliare tardive simpatie dell'opinione pubblica verso
           la Gran Bretagna. La decisione del Governo di Husayn Sirrì Pasha, presa
           il  5 gennaio  1942,  di  rompere le  relazioni  diplomatiche  con  la  Francia
           collaborazionista di Vichy, venne -  giustamente del resto -  interpretata
           come l'ennesima ingerenza britannica negli affari interni dell'Egitto e pro-
           vocò  tempestose  reazioni  di  protesta  in  Parlamento.

                Il  nodo  gordiano  venne  reciso  da  Sir  Miles  Lampson  il  4  febbraio
           1942  con  un  vero  colpo  di  stato.  I  carri  armati  inglesi  circondarono  il
           palazzo  reale  di  Abdìn al Cairo e al  re Fàruq fu  imposto un ultimatum:
           o installare un governo stabile e fedele alla Gran Bretagna che tenesse sot-
           to rigido controllo le  spinte disgregatrici che minacciavano la società egi-
           ziana o rischiare di perdere il trono. Fàruq, ovviamente, cedette e chiamò
           a dirigere il Consiglio dei Ministri un esponente moderato wafdista, Mu-
           stafà an-Nahhàs Pasha. In an·Nahhàs gli inglesi trovarono l'alleato, o quanto
           meno il  politico realista,  di  cui avevano bisogno.  Il  7  febbraio  fu  sciolta
           la  Camera dei  deputati e le  nuove  elezioni  diedero vita  a  un organismo
           più compiacente agli  interessi  inglesi;  Ali  Màher  fu  arrestato 1'8  aprile;
           as-Sadat  e  altri  cospiratori  finirono  in  carcere  in  luglio.
                Non è compito di questo saggio ripercorrere le vicende militari che
           condussero le  truppe italo-tedesche al disastro di el-Alamein. Si  vorrà in-


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