Page 144 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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si badi, non da Roma) che Amin al-Husseyni e al-Kaylàni lanciarono i lo-
ro prematuri, trionfali proclami esaltando le Forze Armate nazi-fasciste
che giungevano a restituire agli arabi la loro indipendenza. La rottura per-
sonale tra i due si consumò presto; il gioco di veti incrociati tra le cancellerie
italiana e tedesca frenò qualsiasi reale avanzamento sul piano diplomati-
co, e a perderei furono gli arabi, lasciati sostanzialmente soli contro gli
inglesi. È vero, d'altronde, che al-Kaylàni, personalità ambigua e nel fon-
do reazionaria, non aveva il carisma sufficiente per candidarsi alla guida
di un movimento nazionalista che raccogliesse tutti i paesi arabi; mentre
il Mufti Amin al-Husseyni, pur godendo di grande prestigio, non pareva
in grado di coagulare politicamente attorno a sé multiformi tendenze au-
tonomistiche.
Il cuore del Medio Oriente rimaneva, in ogni caso, l'Egitto, ed è alla
situazione egiziana che volgeremo adesso la nostra particolare attenzione.
L'Egitto era stato il primo Paese arabo a ottenere l'indipendenza, al-
meno formale, grazie alla dichiarazione unilaterale britannica del 1922;
ed era stato anche il primo in cui si era realizzato e sviluppato un sistema
di governo di tipo democratico-parlamentare, con una monarchia costitu-
zionale, un sistema di partiti relativamente articolato, un'opinione pub-
blica alimentata da una pubblicistica periodica in piena fioritura. Il controllo
inglese era tuttavia ingombrante ed onnipresente. Saad Zaghlùl, capo ca-
rismatico del W afd, la formazione politica che subito dopo la prima guer-
ra mondiale aveva riunito tutti i nazionalisti egiziani senza distinzione di
religione e neppure di censo, non era riuscito a mantenersi al potere per
più di sei mesi nel 1924 e non aveva trovato successori di analoga statura;
il Canale di Suez restava militarizzato e direttamente gestito dai britanni-
ci; il Re non poteva muovere un passo senza l'assenso del Residente br i-
tannico.
Per altro, le tendenze autocratiche del sovrano Fuàd, incapace di con-
frontarsi democraticamente con un Parlamento liberamente eletto, para-
lizzavano la vita politica del Paese. Egli cercò, non senza abilità, di giostrare
tra i partiti, le personalità pubbliche indipendenti e la Gran Bretagna on-
de ritagliarsi più ampi spazi di autonomia decisionale; ma ciò avvenne
a prezzo di continui interventi d'autorità sull'Assemblea legislativa, spes-
so messa nelle condizioni di non funzionare o addirittura sciolta per lun-
ghi periodi, senza con questo minimamente intaccare la supremazia inglese.
Il vecchio Wafd sopravviveva, ma aveva subìto numerose scissioni e l'ori-
ginale spirito battagliero indipendentista e anticolonialista si era alquanto
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