Page 146 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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di affiliati e di simpatizzanti. Allo scoppio della seconda guerra mondiale,
               al-Banna era un personaggio pubblico ben conosciuto, di cui il potere po-
               litico  e  il  Sovrano  stesso  non  potevano  non  tenere  conto.
                    Nel 1939 sedeva sul trono d'Egitto Fan1q, da tre anni succeduto al
               padre Fuad. Giovane e dotato di una personalità non certo energica,  Fa-
               n1q  era molto amico dell'Italia e aveva  mostrato  insofferenza  per  il  ma-
               scherato ma effettivo controllo coloniale inglese sul suo paese. Il Consiglio
               dei ministri era presieduto tuttavia da una personalità, Muhammad Mah-
               mud,  le  cui  simpatie  filo-britanniche  erano  note.

                    L'Italia aveva  cercato,  proprio nel  1939, di  approfondire e consoli-
               dare i legami diplomatici con l'Egitto. Mussolini -  come Galeazzo Ciano
               rivela  nei  suoi Diari -  era più che  disponibile ad alimentare le ostilità
               di Faruq verso gli inglesi e aveva affermato, con la consueta retorica, che
               Italia ed Egitto erano paesi la  cui  fratellanza  era  resa  indissolubile dalla
               comune appartenenza all'area mediterranea. Nel febbraio  1939, a Berli-
               no,  l'ambasciatore Atto li co  si  era incontrato con  Mura d  Pasha  il  quale,
               a nome del Sovrano egiziano, aveva auspicato un più attivo coinvolgimento
               dell'Italia nello scacchiere mediorientale e particolarmente in Egitto.  N el
               maggio, Itala Balbo, Governatore della Libia, era giunto al Cairo e aveva
               incontrato Faruq, ma le sue profferte di intesa avevano suscitato la ferma
               opposizione di Muhammad Mahmud, deciso a rimanere fedele alla Gran
               Bretagna.  Coerente  con  la  retorica  di  regime,  Balbo  aveva  pronunciato
               un  discorso  ai giovani  delle  scuole  italiane in  cui,  esaltando la  presenza
               coloniale fascista in Libia, ne aveva esaltato pure la romanizzazione. Un'I-
               talia saldamente insediata a Tripoli risultava così vicina all'Egitto da po-
               tergli  garantire il  suo  fraterno  (e  interessato)  abbraccio.
                    Nonostante Muhammad Mahmud, malato, si fosse dimesso nell'ago-
               sto  successivo  e Presidente  del Consiglio  fosse  diventato  Ali  Maher,  più
               vicino al Re e più simpatizzante dell'Asse, i pregressi contatti itala-egiziani
               non ebbero fattivamente seguito. Fino all'entrata in guerra dell'Italia il10
               giugno 1940, le uniche assicurazioni avanzate da Mussolini e dal Plenipo-
               tenziario al Cairo, il conte Mazzolini, furono che l'Italia non aveva inten-
               zione  né  di  aggredire  né  di  porsi  in  stato  di  belligeranza  con  l'Egitto:
               assicurazioni verbali che ben scarso aiuto potevano dare a Fariìq nel suo
               contenzioso con la Gran Bretagna. Esse avevano ottenuto comunque echi.
               positivi sulla stampa, se  ancora il  19 settembre 1940 il principale quoti-
               diano del Cairo,  Al-Ahram,  ospitava un articolo  a  firma  di  lsmail Sidqi
               in cui si leggeva che "l'aggressione italiana non è rivolta contro le città o le truppe


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