Page 145 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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edulcorato. La classe politica appariva nella gran parte corrotta, allineata
per interessi di bottega alla Gran Bretagna o comunque succube della vo-
lontà del Re; la grande massa contadina, continuamente delusa e frustrata
nelle sue aspirazioni di riforma agraria, avvertiva incolmabile lo iato con
il sistema rappresentativo. Gli studenti erano inquieti, consapevoli che la
subordinazione del Paese all'occupante straniero, così come la supina ac-
cettazione da parte di molti politici e intellettuali del modello culturale
europeo, rischiavano di far perdere all'Egitto la sua identità di crocevia
tra l'Oriente e l'Occidente; di paese arabo, islamico, ma anche africano,
e con una millenaria tradizione di unità nazionale alle spalle. Così alla fi-
ne degli anni Trenta, e ancor più a ragion veduta oggi, un osservatore
imparziale avrebbe dovuto riconoscere che l'esperimento liberai-democratico
in Egitto era praticamente fallito.
Non ci si stupirà dunque che proprio negli anni Trenta crescessero
e ottenessero vasto seguito tra le masse movimenti populistici in cui l'ispi-
razione religiosa giocava un ruolo centrale. Tra i più interessanti vi era
il Giovane Egitto (Misr al-Fatat), i cui adepti si riconoscevano nel motto "Pa-
tria, lslam, Re". Il Giovane Egitto non nascose le sue simpatie per i regimi
totalitari nazi-fascisti, e torbidamente mescolò il nazionalismo con il fana-
tismo religioso. Restava tuttavia un'organizzazione rivoluzionaria, pronta
a sovvertire lo stato di cose presente, e agitava un programma d'azione
di cui la riforma agraria e una grande alleanza panaraba contro l'imperia-
lismo europeo costituivano i capisaldi. Naturalmente, essi non potevano
che attrarre numerosi scontenti.
Di ben altra consistenza, organizzativa e ideale, fu l'associazione dei
Fratelli Musulmani (al-lkhwan al-Muslimun), fondata nel 1928 da un mae-
stro di scuola, Hasan al-Banna. Strettamente apparentata con il riformi-
smo di Muhammad Abduh e di Rashìd Rida (la Salafiyyah), la Fratellanza
Musulmana predicava il ritorno a un Islam puro e integrale, con proposte
decisamente avanzate in materia di riforma sociale, con un forte impulso
dato all'educazione e alla propaganda, con una fiducia calcolata nella ra-
zionalità del Corano e nella parola di Dio. Scopo della Fratellanza era l'i-
slamizzazione del moderno e la "conversione" dei musulmani dall' "igno-
ranza", frutto dell'acritica accettazione della cultura occidentale (jahiliyyah ),
al recupero dei valori tradizionali della cultura fondata sulla rivelazione
divina a Muhammad (Maometto) e sulla sunnah (o comportamento prati-
co) del Profeta. Nata quasi in sordina a Ismailiyyah, la Fratellanza si dira-
mò presto al Cairo e in ogni angolo dell'Egitto, contando infine su milioni
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