Page 140 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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meglio utilizzata per concretizzare, soprattutto nel triennio della grande
rivolta araba (1936-1939), una soluzione meno traumatica al problema
arabo-israeliano. Per quanto attiene l'Italia, in ogni caso, il giudizio non
farebbe che confermare l'orizzonte limitato e opportunistico della politica
araba del fascismo.
Del resto, non deve stupire che lo stesso Amin al-Husseyni non si
peritasse di affermare che gli arabi, avendo come obiettivo primario la
realizzazione delle aspirazioni all'indipendenza nazionale, piegavano ogni
rapporto di consenso e di collaborazione coi fascisti alla logica che vede
nei nemici dei propri nemici i propri amici. Inoltre, egli mostrava di pre-
ferire l'alleanza tedesca a quella italiana, valutando correttamente che ben
altro era il peso politico del Reich rispetto al verboso velleitarismo fascista.
A guerra già iniziata, Amin al-Husseyni scriveva:
"gli arabi, malgrado la loro posizione ufficiale [di neutralità} guardano
al conflitto europeo come a un'occasione per raggiungere il loro scopo politico
nazionale. Il popolo ... non simpatizza e non appoggia che i principi nazio-
nalistici i quali esigono che vengano colte le occasioni al momento opportuno
al fine di realizzare le speranze e gli ideali degli arabi" O>.
Date queste premesse, è evidente come, al valore strumentale della
politica filo-araba del fascismo, dovesse corrispondere un analogo stru-
mentalismo della politica favorevole all'Asse degli stessi nazionalisti arabi.
Costoro, per altro, non trovavano adeguato ascolto neppure a Berli-
no. L'atteggiamento tedesco, infatti, restò sempre viziato dallo scetticismo
con cui Hitler guardava ai movimenti nazionali arabi, uno scetticismo ag-
gravato dai suoi pregiudizi razziali e dal disprezzo per popoli considerati
costituzionalmente inferiori. In tal modo, nonostante aspirasse a sfruttare
a proprio vantaggio le inclinazioni ami-britanniche degli arabi, Hitler si
rifiutò sempre di prendere impegni pubblici che vincolassero la Germa-
nia a schierarsi senza equivoci a favore dell'indipendenza e dell'unità araba.
Nonostante la Germania potesse vantarsi di non essere una potenza
colonialista e nonostante la persecuzione antiebraica del Fiihrer, gli arabi
guardavano a Hitler con sospetto. Tuttavia, la necessità di liberarsi della
presenza franco-inglese rendeva ineludibile uno schieramento favorevole
all'Asse, e in specie al Reich. La carta tedesca non risultò però così facil-
(l) Cit. in R. De Felice, Il fascismo e l'Oriente, Bologna, Il Mulino, 1988, p. 39.
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