Page 138 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tra i due Paesi spaziava dalle attività commerciali all'insegnamento uni-
versitario: nomi famosi dell'arabistica quali Nallino, Guidi, Griffini ave-
vano lavorato al Cairo; medici e avvocati avevano offerto un preziosissimo
contributo alla modernizzazione del ~aese. Questa tradizionale amicizia
italo-egiziana preoccupava non poco la Gran Bretagna che giunse a teme-
re di dover disputare all'Italia se non l'influenza economica e militare, al-
meno quella politica e culturale.
Già negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mon-
diale, il neonato movimento fascista (costituitosi nel marzo 1919) aveva
espresso più di una volta le proprie simpatie per le correnti nazionalisti-
che arabe, come a suo tempo l'opinione pubblica italiana aveva espresso
ammirazione per la sollevazione antimperialista di Arabi Pasha in Egitto
(1882). Il consolidamento al potere de~ fascismo negli anni Trenta favorì
una più decisa attenzione del regime per il mondo arabo, in primo luogo
dal punto di vista della propaganda: nel 1930 venne fondata una Confe-
derazione degli Studenti Orientali in Europa; nel 1934 iniziò le sue tra-
smissioni la Radio Araba di Bari, da cui prese vita pure un periodico
illustrato; nel 193 5 la Legazione italiana del Cairo erogò fondi per attiva-
re un'agenzia d'Egypte et d'Orient che diramò bollettini propagandistici in
tutta l'area araba mediterranea; nel 19 3 7, Musso lini lanciò la parola d'or-
dine del fascismo spada dell'lslam, nella speranza di poter attrarre a sé quelle
forze che, riconoscendo nell'Islàm la principale chiave di identità antico-
lonialistica dei popoli della regione, volessero trovare una seria alternati-
va politica alle tradizionali potenze europee ivi presenti.
Un'Italia "ponte" fra l'Oriente e l'Occidente costituiva un'immagine
particolarmente seducente per il fascismo, che ambiva a gettare le premesse
per una penetrazione politica, economica e militare in territori in cui la
rivalità con gli inglesi era tradizionale. Si rammenti che, già alla fine degli
anni Venti, la diplomazia italiana aveva operato attivamente nello Yemen,
interessata a esercitare un più fattivo controllo sullo Stretto di Aden. L'in-
fluenza sullo Y eme n era funzionale al consolidamento dell'Autorità italia-
na in Somalia ed Eritrea, laddove la Gran Bretagna non poteva rinunciare
né alla colonia di Aden né al protettorato sull'Egitto onde garantirsi una
sicura via di comunicazione tra l'India e il Mediterraneo attraverso il Mar
Rosso e il Canale di Suez. Nel 1927 tra l'Imam zaydita dello Yemen, Ya-
hyà, e il Governo italiano vi erano stati contatti che sarebbero sfociati in
un vero e proprio trattato commerciale (che comunque non ebbe sviluppi
davvero concreti a lungo termine).
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