Page 142 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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coscienza e dell'identità fosse in piena fioritura. Di tali correnti e perso-
naggi né l'Italia né la Germania mostrarono di accorgersi più che super-
ficialmente, anche se avrebbero forse potuto trovare in lo!o validi punti
di riferimento. Il biennio 1934-1936 in particolare vide, in Marocco, la
presentazione di un ampio programma di riforme da parte di Allàl al-Fasi;
in Algeria, la fondazione dell'Associazione degli ulema algerini sotto la guida
di Abd al-Haml:d Ben Badl:s, che si oppose frontalmente all'acquiescenza
francofila degli évoluées di Ferhat Abbas; in Tunisia, la costituzione del Par-
tito del Neo-Destur guidato da Habl:b Bù Rq1ba (Bourghiba); in Palestina,
l'attiva presenza dell'Alto Comitato Arabo, presieduto da Hajj Amìn al-
Husseyni, che avrebbe organizzato un forte sciopero generale contro le forze
di occupazione britanniche.
A parte Bù Rq1ba, gli altri tre leaders citati erano strettamente legati
alla tradizione islamica. Amin al-Husseyni era la maggiore Autorità reli-
giosa di Gerusalemme; Ben Badìs, un dottore della Legge e un educatore
che lanciò la famosa parola d'ordine: "L'Algeria è la mia patria, l'arabo la
mia lingua, l'Islam la mia religione"; al-Fasi scrisse che: "Il Marocco non ha
valore, ai nostri occhi, se non è la patria di un popolo che è stato unificato dalla
civiltà degli arabi e dalla cultura dell'Islam" < 2 l. Questi richiami all'Islàm non
erano puramente retorici: se il concetto di "patria" era relativamente nuovo
nel mondo arabo-islamico e certamente elaborato a partire dal pensiero
occidentale europeo dell'Ottocento, l'arabismo e il referente religioso co-
stituivano senza dubbio i mezzi più naturali per ricostruire una fratellan-
za di popoli che andasse dall'Atlantico alla Persia. Valutò il fascismo spada
dell'Islam queste potenzialità? Non pare, visto il corto respiro di una poli-
tica che, al di là della fraseologia risonante, non seppe in alcun modo atti-
rarsi la fiducia dei dirigenti nazionalisti arabi.
Né l'Italia, né la Germania seppero approfittare della grande rivolta
araba del1936-1939 contro i mandati che agitò la Siria (si pensi solo alla
questione di Alessandretta), ma soprattutto la Palestina, dove l'incessante
immigrazione ebraica, la costituzione della potente centrale politica e sin-
dacale dell' Histadrut, la formazione delle organizzazioni terroristiche e pa-
ramilitari sioniste (l' Haganà, il Gruppo Stern, il famigerato lrgun) aveva
fortemente esasperato gli arabi. In tal modo la Gran Bretagna ebbe modo
di imporre (maggio 1939) il cosiddetto "White Paper" che, pur stabilendo
limiti all'immigrazione sionista, aveva il preciso significato, nell'imminenza
(2) Cit. in A. Abdel-Malek, Il pensiero politico arabo, Roma, Editori Riuniti, 1973, p. 135.
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