Page 150 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 150
vece ricordare che l'avanzata dell.'Afrikakorps, sebbene salutata dal popolo
egiziano con manifestazioni di giubilo e di speranza per la presunta pros-
sima fine del colonialismo inglese, suscitò bensì nei nazionalisti più con-
sapevoli analoghe speranze, non disgiunte però da qualche legittima
preoccupazione per il futuro dell'Egitto. Testimonia ancora as-Sadlit nella
sua autobiografia:
"Gli egiziani diedero libero sfogo alle loro emozioni. Dimostrarono nelle
strade gridando slogan come: 'Avanti, Rommel!', poiché vedevano nella scon-
fitta britannica l'unica via per scacciare il nemico fuori dal loro paese.
Gli inglesi furono colti dal panico e cominciarono a bruciare documenti e
carte ufficiali, ed a evacuare i cittadini britannici e i loro sostenitori verso
il Sudan. Con el-Alamein la strada dell'invasione dell'Egitto si apriva
davanti a Rommel. Nessuno dubitava che egli sarebbe avanzato fino ad
Alessandria e poi fino al Cairo; si pensava fosse solo una questione di tem-
po, di poco tempo. Girava voce che l'Egitto sarebbe stato affidato all'Italia
e che Mussolini avesse già pronto un cavallo bianco per fare il suo
ingresso trionfale al Cairo, proprio come si usava ai tempi dell'Impero
romano'' < 6>.
Credo sia possibile, a questo punto, trarre qualche conclusione ge-
nerale.
In primo luogo, l'analisi fin qui svolta, sia pure sommaria, dimostra
come la Gran Bretagna non rischiò mai sul serio di perdere il controllo
del Medio Oriente. Se Italia e Germania avevano in qualche modo im-
maginato di prendere il posto dei britannici, tale prospettiva rimase nel
limbo delle illusioni. La vittoria inglese è dovuta a numerosi fattori conco-
mitanti: le incertezze itala-tedesche cui si è già accennato, certamente; ma
anche l'immaturità di certa parte del movimento nazionalistico arabo e
il sostanziale disinteresse di non trascurabili settori della classe dirigente
araba rispetto a un'effettiva indipendenza dai colonizzatori. È vero, d'al-
tra parte, che l'esperienza della guerra favorì un'ulteriore evoluzione delle
coscienze dei nazionalisti e accelerò il processo di dissoluzione dei regimi
liberali. Il trionfo di movimenti quali quello degli Ufficiali Liberi in Egitto
o del Baath in Siria e poi in Iraq non sarebbe forse comprensibile senza
lo sconvolgimento provocato dalla guerra.
(6) Ibidem, p. 46.
148

