Page 155 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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LA DIASPORA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA<">
LUIGI GOGLIA
Il tema dei prigionieri di guerra è di notevole importanza nell'ambi-
to della storia militare e forse non è stato considerato finora in tutta la
sua portata.
Considerazione basilare di carattere generale e preliminare riguardo
i prigionieri di guerra sono le modalità della cattura o della resa; cioè non
tutti i prigionieri sono uguali dal punto di vista dell'onore militare e da
quello di cittadini che portano l'uniforme e le armi per il proprio paese.
Una seconda considerazione di carattere generale riguarda il com-
portamento dei prigionieri durante la detenzione nei campi nemici. Infatti
il prigioniero di guerra continua ad essere un soldato ed il suo comporta-
mento da un punto di vista militare e da un punto di vista morale non
è meno importante di quello del combattente.
La questione, nel caso dell'Italia, che finì con l'avere per il settembre
1943 la maggior parte del suo Esercito ed un numero non indifferente
delle altre Forze Armate prigioniero, acquisì un rilievo del tutto particola-
re. Senza timore di esagerazione possiamo affermare che nel caso italiano
il problema del comportamento dei prigionieri durante la detenzione as-
sunse i caratteri di un test nazionale.
Da questo punto di vista sarebbe utile studiare il comportamento dei
prigionieri divisi per gruppi: ufficiali generali e ammiragli, ufficiali supe-
riori in s.p.e. e di complemento, ufficiali della M.V.C.N., sottufficiali, sol-
dati, marinai, avieri e militi fascisti. Un'analisi separata e poi comparata
(*) Per motivi di tempo l'Autore non è stato in grado di fornire un elaborato completo.
Pertanto si pubblica una sintesi del suo intervento al Convegno.
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