Page 160 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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L'offerta inglese, peraltro generosa verso il nemico,  pur se  fatta an-
                 che nell'interesse dello stesso proponente, era sicuramente un "dono av-
                 velenato"; rappresentava infatti un ulteriore serio problema per un fascismo
                 già declinante nell'immagine pubblica interna:  qualsiasi comportamento
                 deciso dall'Italia avrebbe, sempre e comunque, avuto delle  conseguenze,
                 certamente non positive, sulla pubblica opinione nel giudizio della politi-
                 ca  attuata dal Governo per quanto riguardava le  terre d'oltremare e sui
                 risultati,  anche bellici,  colà conseguiti.  Le  preoccupazioni a tal riguardo
                 delle Autorità italiane erano più che lecite e molto sentite: queste conside-
                 razioni sono facilmente deducibili da una analisi approfondita della rela-
                 zione sull'organizzazione  del  rimpatrio,  che  si  trova  agli  atti  nelle  carte
                 del Ministero dell'Africa Italiana -  relazione probabilmente estesa da Ca-
                 roselli,  Capo della  Missione ad hoc  per il rimpatrio,  per Attilio Teruzzi,
                 che nella sua qualità di Ministro dell'Africa Italiana, la presentava a Mus-
                 solini  -, quando  l'estensore  sottolinea  che:
                         "Dovetti considerare,  allora,  le ripercussioni d'ordine politico e di prestigio
                        che un tal esodo della massa colonizzatrice italiana avrebbe avuto, potendo
                        apparire,  o esser presentato,  come rinuncia alla permanenza su quelle ter-
                        re,  conquistate  dal nostro  sangue  e già fecondate  dal nostro  lavoro" (lO).
                      Anche Marco Pomilio, nel suo lungo articolo coevo agli avvenimen-
                 ti,  pubblicato su "Gli Annali dell'Africa Italiana" Oll, che dedicarono am-
                 pio spazio alla vicenda 0 2>,  mise in rilievo questa forte necessità avvertita
                 dai politici fascisti  nel decidere l'attuazione della missione umanitaria di
                 giustificare il proprio comportamento, pensando costantemente alle pos-
                 sibili  conseguenze  politiche <13l.
                      È interessante notare che la motivazione principale dichiarata dal Go-
                 verno britannico, in base alla quale veniva richiesto agli italiani di attuare
                 il rimpatrio della parte più debole dei civili, non fu  in realtà considerata



                 (10)  A.S.M.A.I., III, Archivio Segreto, cit.,  copia di una relazione sul "Rimpatrio donne,
                     bambini ed invalidi civili dall'Africa  Orientale  Italiana",  senza  data e firma,  su carta
                     intestata  Ministero  dell'Africa  Italiana,  p.  1-2.
                 (11)  "Sono tornati i  nostri fratelli  dall'Africa  Orientale Italiana",  in Storia  Contempora-
                     nea,  anno V,  n.  3,  1942,  p.  623-640.
                 (12)  Vi furono pubblicate anche le notizie relative al rimpatrio, in Storia Contemporanea,
                     anno V, n. 2, giugno 1942, p. 510, e un lungo articolo di Ferruccia Cappi Bentive-
                     gna,  dal  titolo  "Quelli che  ritornano",  anno VI,  n.  l, marzo  1943,  p.  41-51.
                 (13)  Cfr.  Marco  Pomilio,  cit.,  p.  624.


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