Page 164 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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una  propria  iniziativa  tendente a  concentrare  i  nuclei  dei  connazionali,
                variamente dispersi sul territorio,  nei centri più controllabili di Mogadi-
                scio,  Asmara  e  Harar,  già  centri  di  raccolta  organizzati  per  iniziativa
                italiana < 22>.

                     Si riteneva che con tale iniziativa la Santa Sede volesse assistere, con-
                trollare e influenzare politicamente per mezzo dei propri vicari apostolici
                e delle proprie missioni, gli italiani concentrati e internati. L'accettazione
                da  parte del  Governo  italiano  delle  proposte  britanniche e  l'attivazione
                dell'operazione di rimpatrio faceva cadere automaticamente l'iniziativa della
                Santa Sede, evidentemente con un certo sollievo da parte del Governo fa-
                scista. La diplomazia vaticana, però, pur avendo lasciato in mani italiane
                la soluzione del problema, continuò comunque a premere perché l'opera-
                zione andasse rapidamente in porto, temendo anch'essa, come gli inglesi,
                rappresaglie  nei  confronti  degli  italiani  nel  momento  in  cui  gli  etiopici
                avessero  ripreso  il  potere < 2 3>.
                     Furono ufficialmente però "considerazioni di ordine militare"  che deter-
                minarono in via prioritaria il Governo italiano ad accettare l'offerta ingle-
                se  sia per sgombrare il  campo da possibili ostaggi sia per evitare temute
                rappresaglie nel momento in cui l'Italia fosse  passata alla riconquista del
                territorio. Non per questo c~ssarono, da parte italiana, le reiterate accuse
                agli  inglesi di non sapere o  di  non volere  proteggere i civili  italiani,  pur
                avendo  il  dovere  di  farlo < 2 4>.
                     Le  ragioni umanitarie che ebbero comunque grande reale influenza,
                anche ufficialmente,  nelle  decisioni prese dal Governo  fascista  riguarda-
                vano il  desiderio di ricongiungimento di quelle  famiglie  divise tra il  Re-
                gno  e le  colonie  che  non avevano  potuto  più riunirsi  da lungo tempo a
                causa  delle  vicende  belliche.
                     Ma nello  stesso tempo,  nell'intento delle Autorità,  l'operazione non
                doveva  assolutamente  far  pensare,  sia  all'opinione pubblica  interna  che
                ai nemici, che vi era da parte italiana un abbandono definitivo delle ''terre
                italiane d'oltremare":  il  rimpatrio doveva  essere considerato solamente un
                temporaneo esodo, perché l'Italia sarebbe sicuramente rientrata, al più tardi
                alla  fine  della  guerra,  in  quei  territori.  Non  sembra  dunque  abbia  mai


                (22)  Cfr.  Relazione  Teruzzi,  cit.,  p.  l  e  Pier  Marcello  Masotti,  cit.,  p.  465.
                (23)  Cfr. Documenti Diplomatici Italiani, Serie IX, vol. VIII, p. 71, T. s.n.d. per corrie-
                    re  12366/376 R,  19.12.1941,  Attolico  a  Ciano.
                (24)  Nota  verbale  n.  2164 del  4.5.1941,  cit.  supra.


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