Page 165 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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sfiorato la mente dei politici di quei tempi che un certo tipo di esperienza
oltre i confini della patria, in territori al di là del Mediterraneo, era irri-
mediabilmente finita: né forse poteva esserlo, anche se una lettura realisti-
ca dell'impegno bellico, realizzato soprattutto dagli Stati Uniti in Europa,
in Africa e nel Golfo Persico e una valutazione appropriata dell'impor-
tanza delle fonti di approvvigionamento energetico poteva chiaramente
indicare che vi sarebbe stato un notevole riassetto degli equilibri interna-
zionali nelle aree considerate, insieme alla fine, politica ed economica, del-
l'espansione imperialista europea nei territori africani. La stessa scomparsa
della Sublime Porta, come impero, sancita internazionalmente dalla confe-
renza di Parigi del 1919 e dal trattato di Losanna del 1923 e relativo as-
setto dei territori ex-ottomani, la politica seguita dalla Società delle Nazioni,
non aveva dunque fatto comprendere, almeno alle Potenze dell'Asse, alcu-
ne realtà politiche che iniziavano invece ad essere abbastanza comprensi-
bili: antichi regni con grandi tradizioni culturali e relativamente nuovi stati
indipendenti non potevano più essere governati con l'intervento diretto,
politico e economico, degli europei.
Nonostante, dunque, avesse dovuto, per una complessa serie di mo-
tivazioni, accettare l'idea di un rimpatrio dall'A.O.I., il Governo fascista
cercò in tutti i modi di ridurre la portata del fenomeno e le negative con-
seguenze per la propria immagine, sia in Italia che all'estero. In primo
luogo cercò e sperò di poter arrivare a evacuare la popolazione italiana
solamente dall'Etiopia, lasciando in loco i residenti di Somalia e di Eri-
trea, in quanto la permanenza degli italiani in quei territori avrebbe eli-
minato, sia all'interno che in un quadro politico internazionale, secondo
l'interpretazione degli stessi governanti fascisti, "l'impressione di uno sgombe-
ro totale dall'Africa Orientale" e avrebbe confermato "essere l'occupazione del-
l'Impero < 2 5) un evento occasiona/e soltanto della vicenda bellica" < 2 6).
Il lasciar poi gli italiani residenti negli altri territori dell'Africa Orien-
tale, evacuando solo l'Etiopia avrebbe sempre più rafforzato la tesi del-
l'errore britannico nel consegnare responsabilità di governo agli etiopici.
Pertanto la decisione inglese di procedere all'evacuazione degli italiani dal-
l'Etiopia, non consentendo ad alcuni operatori principali di rimanere,
come peraltro richiesto dal Negus, e dagli altri territori africani vicini,
corrispondeva, nell'interpretazione fascista coeva, al "desiderio di giungere
(25) S'intende ovviamente nel contesto: "occupazione" da parte inglese.
(26) Relazione Teruzzi, cit., p. 4.
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