Page 161 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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accettabile, e quindi continuamente confutata, nella critica politica fasci-
           sta del tempo, anche se fu il Duce stesso a ordinare di avviare, continuare,
           riprendere le trattative, dopo momenti di crisi, che pur vi furono nel lun-
           go  iter  delle  negoziazioni;  si  legge  nella  citata  relazione  Teruzzi:
                   "la nota americana, che trasmetteva questa offerta, dipingeva a fosche tin-
                   te  la  situazione  in  cui sarebbero  venuti  a trovarsi  i  nostri  connazionali,
                   esposti alle rappresaglie e all'odio  degli  Abissini e soggetti  alle offese  delle
                   bande armate brigantesche che scorrazzavano per il Paese.  -Forse quelle
                   drammatiche previsioni erano  esagerate per scopi politici, perché le  notizie
                   che da varie fonti indirettamente ci pervengono consentono di affermare che
                   quanto  meno  non  si  sono  avverate" 0 4 l.

                La relazione stessa peraltro sembrava contraddire alquanto queste af-
           fermazioni  quando,  dopo  alcune  righe,  faceva  riferimento  ad una
                   ''responsabilità  britannica per avere consegnato  l'Etiopia in  mano  a quel
                   governo incivile che noi abbiamo sempre sostenuto esse~e barbarico e incapa-
                   ce di fornire  qualsiasi garanzia per la  t'ifa degli italiani che dimorassero
                   nel suo  territorio".
                Quindi se da una parte si sosteneva che le notizie fornite dagli inglesi
           erano esagerate e  che la  situazione in Etiopia non era talmente grave da
           consigliare una totale evacuazione e che comunque le  popolazioni autoc-
           tone non manifestavano quella grande ostilità,  di cui facevano  cenno gli
           inglesi, verso la popolazione italiana, dall'altra, però, si qualificava il Go-
           verno etiopico come incivile e barbarico e incapace di mantenere l'ordine
           pubblico, avvalorando quindi, anche se indirettamente, le  valutazioni in-
           glesi  sull'insicurezza  della  condizione  della  popolazione civile  italiana.
                La contraddizione insita nella relazione Teruzzi si può spiegare facil-
           mente se  si  considera  che gli  inglesi  avevano  fatto  esplicito  riferimento,
           nel  considerare  i  pericoli  ai  quali  andavano  incontro  i  civili  italiani,  ai
           fatti del1936, ai noti "eccessi" del 1936, che avevano fatto seguito all'at-
           tentato al generale Graziani e lasciato quindi un segno indelebile nella me-
           moria  degli  etiopici,  mentre  gli  italiani  erano  convinti  esattamente  del
           contrario  e cioè  che  gli  etiopici mostravano  invece  grande stima  per gli
           italiani e avevano  della dominazione italiana un giudizio indubbiamente



           (14)  Relazione  Teruzzi,  cit.,  p.  2.


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