Page 159 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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presi i rispettivi rappresentanti delle forze navali, si era ancora ben lonta-
           ni  dal poter  prevedere quando iniziare regolarmente  il  rimpatrio.  L'In-
           ghilterra invece premeva ormai per una soluzione  rapida del problema,
           anche per un altro fondamentale motivo legato alle vicende interne dell'ex-
           colonia italiana: si preparava infatti a consegnare alle Autorità etiopiche
           la responsabilità diretta del governo del territorio e temeva che gli indige-
            ni di Addis Abeba, che pur avevano tenuto fino ad allora un "contegno am-
            mirevole", si lasciassero andare ad episodi di vendetta ricordando "gli eccessi
           commessi dalle truppe italiane ne/1936". Per questi motivi nell'agosto  1941
           una ennesima nota verbale degli Stati Uniti sull'organizzazione della mis-
           sione, finalizzata anche a rimuovere ostacoli vari frapposti agli inizi della
           fase  operativa (7),  seguita da altra nota il  12  settembre  1941, metteva uf-
           ficialmente al corrente il Governo italiano che quello britannico stava or-
           mai completando le operazioni militari in Etiopia e era quindi in procinto
           di  consegnare  "the  responsibility  of government  of Ethiopia  back  to  its  natura/
           rulers at an early date" (S)  e che quindi era auspicabile giungere rapidamente
           a  varare  i  viaggi  di  rimpatrio.
                Era dunque evidente che per gli inglesi, un prolungato internamento
            di tutti i civili italiani, ancora presenti in quella parte d'Africa, avrebbe
            rappresentato un grave problema sia di logistica sia di sicurezza. È altresì
            da  considerare la  valutazione  che  l'organizzazione  e  il  mantenimento di
           campi di internamento e concentramento, anche per la popolazione civile
           (donne, bambini, inabili e ultrasessantenni), avrebbe comportato, oltre ai
           già citati, anche problemi di ordine etico e morale, per un inevitabile, an-
           che se improprio, raffronto con quella realtà dei lager tedeschi che ormai
            iniziava a essere conosciuta in tutta Europa (9);  ma per gli inglesi, più che
            di problemi morali, si trattò soprattutto di poter liberamente disporre al-
            trimenti  di  truppe e  risorse  belliche  che  sarebbero  state  invece bloccate
            nella salvaguardia dei numerosissimi civili italiani ancora presenti e non
            solo  in Etiopia,  ma in tutto il  Corno d'Africa,  qualora non fossero  stati
           evacuati. Molte dunque erano state le considerazioni che avevano portato
           gli  inglesi  a  decidere  di  ottenere la  collaborazione  del  Governo  italiano
            nel  rimpatrio  dei  civili  a  più alto  rischio.



           (7)  A.S.M.A.I.,  III,  Archivio  Segreto,  cit.,  nota  verbale  n.  2432  del  16.8.1941.
           (8)  lvi,  nota verbale  n.  F.O.  2512  del  12.9.1941, rinvenuta  nella  busta solo  nel  testo
               inglese.
            (9)  Cfr.  Angelo  Del  Boca,  cit.,  p.  558.


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