Page 158 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Così iniziava la lunga nota verbale -  assai interessante soprattutto
                per i contenuti politici che in essa emergono- che gli Stati Uniti inviaro-
                no al Governo di Roma il 4 maggio 1941, in qualità di curatori degli inte-
                ressi  britannici  in  Italia (3).
                     Continuando attentamente la lettura della citata nota verbale, si evince
                chiaramente  che  l'Inghilterra  non  agiva  solo  per  ragioni  filantropiche  e
                umanitarie (come  peraltro aveva giustamente notato il Duca d'Aosta  in
                una sua lettera del marzo  1941  quando era stato messo al corrente delle
                prime voci  relative alla volontà inglese di  rimpatriare civili italiani < 4 >),  ma
                non tentava  nemmeno di  occultare la  sua posizione.  L'Inghilterra infatti
                reputava ormai urgente procedere all'evacuazione dei civili italiani da tutta
                l'Africa Orientale ex italiana, anche perché temeva di non avere forze suf-
                ficienti  per proteggerli, in quanto, tra le  altre ragioni di opportunità che
                consigliavano tale programma, ben valutava che le operazioni militari contro
                le truppe italiane erano in corso e tali operazioni erano ancora considera-
                te,  in quel momento,  il  compito  prioritario delle  sue forze  combattenti,
                almeno  fino  a  che  fosse  continuata la  resistenza armata italiana in Etio-
                pia < 5>.  Era dunque necessario,  "anche per ragioni umanitarie,  di  allontanare
                la popolazione  civile  italiana dal luogo  del pericolo"  < 6>.

                     Il Governo italiano aveva accettato abbastanza rapidamente la richiesta
                britannica, non senza alcune titubanze, sofferte decisioni politiche interne
                e, soprattutto, con evidente scarsissima fiducia nella buona fede degli sco-
                pi dichiarati dagli  inglesi;  nonostante l'accordo  di massima, le  consulta-
                zioni per l'organizzazione pratica della difficile missione andarono per le
                lunghe, tanto che nell'agosto 1941, dopo numerosi scambi di note verbali
                e altrettànti  incontri tra i  diplomatici  italiani  e  quelli  statunitensi,  com-


                (3)  Archivio  Storico  Ministero  Africa  Italiana  (d'ora  in  poi A.S.M.A.I.),  III,  Archivio
                   Segreto,  2a  Guerra Mondiale,  b.  14,  nota verbale n.  2164,  4.5.1941,  Ambasciata
                   degli Stati Uniti a Roma al Ministero degli Affari Esteri. La traduzione riportata nel
                   testo compare in veline conservate nella stessa busta; risulta redatta in modo accura-
                   to  e  preciso.
                (4)  Cfr.  lettera  del  Duca d'Aosta del  13  marzo  1941,  n.  70/S,  citata in Pier Marcello
                   Masotti,  "Il rimpatrio di donne, bambini, vecchi e invalidi italiani dall'Etiopia  nel
                    1942-43",  in  Storia  Contemporanea,  anno  XVI,  n.  3,  giugno  1984,  p.  465.
                (5)  Recita testualmente la  citata nota verbale n.  2164:  "Le forze  a disposizione del Coman-
                   dante Militare Britannico sul posto  (che comprendono anche  l 000 uomini armati della polizia
                   italiana a questo scopo  mantenuti in servizio) potrebbero dimostrarsi insufficienti per proteggere
                   la popolazione civile  italiana, poiché operazioni  militari sono  ancora  in  corso  contro  le  truppe
                   italiane e tali operazioni  restano  il compito primo  delle forze  inglesi fino  a che  una resistenza
                   armata  italiana continua  in  Etiopia''.
                (6)  lvi.


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