Page 162 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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più positivo di quello formatosi nei confronti della dominazione britanni-
                 ca, che aveva esteriormente restituito il potere al Negus, ma che in realtà
                 non lo aveva reintegrato positivamente nella pienezza delle sue imperiali
                 funzioni di governo e professava profondo disprezzo e scarsa fiducia per
                 tutto quanto fosse  indigeno 05>.  In una relazione di fine missione < 1 6>  vie-
                 ne confermato che i predoni abissini si scagliarono contro la popolazione
                 italiana, ma che alla reazione armata di questa, desistettero dagli attacchi.
                 Il Negus, invece, aveva dato ordini di rispettare gli italiani e le loro opere,
                 per  potersene poi  avvalere  nella  ricostruzione  dell'Etiopia 07>.

                      Marco Pomilio, nel suo articolo precedentemente ricordato, nel cita-
                 re la  nota verbale  degli Stati Uniti relativa  alla  richiesta di rimpatrio di
                 parte dei civili italiani, non ritenne di dover mettere in rilievo le ragioni
                 e le motivazioni addotte dal Governo britannico per tale richiesta. Ciò può
                 essere facilmente comprensibile se si nota che la prima parte dell'articolo
                 di Pomilio in molte parti riprende, parola per parola, quasi copiandola,
                 la relazione del Ministro dell'Africa Italiana -  relazione che evidentemente
                 il giornalista-scrittore ebbe occasione di leggere -  soprattutto nella parte
                 relativa all'opportunità di accettare l'offerta britannica. Considerando cri-
                 ticamente anche la sede editoriale ave l'articolo di' Pomilio era stato pub-
                 blicato, è facile comprendere che si trattava chiaramente della volontà delle
                 Autorità fasciste di far conoscere al più vasto pubblico in una sede rigida-
                 mente controllata e selezionata, quali erano "Gli Annali", con fini propa-
                 gandistici, motivazioni e considerazioni che avevano indotto il Governo
                 italiano ad avviare  una simile operazione che doveva  essere considerata
                 di "carattere temporaneo".  La stampa, in generale, aveva ricevuto ordini dal-
                 l'alto di non parlare dell'invio delle navi in A.O.I. per il rimpatrio degli
                 italiani < 18 > oltre all'organizzazione,  anche il  rientro  delle  navi  dal primo
                 viaggio,  nel giugno del  1942, non ebbe particolari onori sui quotidiani,



                 (15)  Cfr.  Angelo  Del  Boca,  cit.,  p.  541-542,  note  26 e  29.
                 (16)  A.S.M.A.I.,  pos.  180/46,  f.  166,  minuta  di  una  relazione  datata  18.8.1942,  n.
                     2ù0091/31.8.42,  senza  firma.
                 (17)  lvi,  p.  3.  Cfr.  anche  Pier  Marcello  Masotti,  cit.,  p.  469.
                 (18)  Cfr. Claudio Matteini, Ordini alla stampa - La politica interna ed estera del regime fascista
                     nelle "disposizioni" emanate ai giornali dal Ministero della Cultura popolare, Roma, 1945,
                     p.  280:  "Invio di  navi in A. O.!.  Rapporto  del  l  aprile  1942:  non parlare assolutamente
                     dell'invio  di  navi italiane nell'A.O.l.  per prendere  le  donne  e i  bambini italiani".


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