Page 170 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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che sarebbero rimasti in A.O.I., per alleviare la loro attesa di nuovi viaggi
di rimpatrio o la loro permanenza nei campi di internamento, una buona
scorta di "generi di conforto" tipicamente italiani < 44>, sia per dare ad essi
l'idea che la patria non li aveva dimenticati e che era in grado di provve-
dere ai bisogni anche alimentari dei suoi figli lontani, sia per ottenere con-
temporaneamente rispetto e apprezzamento dal nemico, che avrebbe potuto
constatare che l'Italia non aveva difficoltà economiche o di approvvigio-
namento alimentare, se poteva non far mancare niente ai propri conna-
zionali internati, essendo in grado di provvedere così largamente alle loro
necessità, anche se non proprio primarie (45).
Pur non dimenticando i connazionali internati, particolare cura fu
dedicata ovviamente ai rimpatrianti, per i quali le autorità competenti con-
certarono un attento programma di assistenza, di "bonifica politico-sociale
e morale" per ogni scaglione in arrivo, per fare "una intensa e opportuna ope-
ra di propaganda'' che cancellasse ''le eventuali impressioni riportate durante il
triste periodo di occupazione" e che ravvivasse "lo spirito fascista e la volontà
di ritornare a popolare l'Impero dopo la riconquista" < 46>: analizzando con cura
sia il decreto istitutivo che le Norme regolamentari per la missione non-
ché gli ordini di servizio impartiti da Caroselli prima della partenza delle
navi, si nota come fosse stata data sempre grande importanza e ampio
spazio all' "azione di assistenza morale e materiale e di inquadramento politico
dei rimpatrianti" <4 7>, peraltro unita ad una capillare opera di raccolta di
informazioni politiche e relativa schedatura di soggetti antifascisti. Nel-
l'ordine di servizio n. l al punto 6 si legge: "Il R. Commissario deve provvedere
(44) Per i dettagli su quanto imbarcato (derrate alimentari e vestiario), oltre agli articoli
di Pomilio e Masotti, cfr. anche la Relazione Teruzzi e gli elenchi specifici conser-
vati in A.S.M.A.I., pos. 180/45, f. 160, 162. Tra gli articoli tipicamente italiani
imbarcati, anche "Elisir di China", brandy (indicato come cognac), pastina Buito-
ni e olio di oliva.
(45) I problemi afferenti alle scorte caricate o scaricate da bordo furono molti e molti
furono gli esposti relativi a rotture, mancanze o "sparizioni" di materiale vario e
di cibo. Questa parte dell'organizzazione fu quella con gli aspetti meno gloriosi e
più meschini della spedizione: in effetti, di fronte a un così cospicuo numero di
alimenti e di effetti di vestiario, quando già in Italia vi era razionamento e penuria
di cibo, probabilmente alcuni operatori ritennero possibile poter agire con una cer-
ta disinvoltura, mentre altri ne presero lo spunto per piccole vendette personali,
con denunce e esposti di vario genere. Cfr. A.S.M.A.I., pos. 180/46, fascicolo rela-
tivo alle relazioni dei rimpatriati.
(46) Cfr. Relazione Teruzzi, cit., p. 9-10.
(47) Art. l §c del Decreto interministeriale 15.3.1942, che costituiva l'allegato 10 della
Relazione Teruzzi.
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