Page 174 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dei piccoli fatti meschini riportati nei numerosi documenti conservati C5 4 l
e dei singoli contrasti per opinioni diverse su come condurre il proprio
lavoro, quel che invece appare chiaramente è quanto fossero importanti
e radicati i contrasti ideologici tra il personale italiano imbarcato: la criti-
ca al fascismo e il dissenso al suo operato era diffuso. I medici, che erano
gli unici liberi professionisti in patria, anche se legati a ospedali naziona-
li, e quindi non funzionari di partito o di governo, o militari, criticavano
apertamente le Autorità di bordo, dal Capo Missione ai Regi Commissari,
criticavano apertamente il Decreto interministeriale sulla missione, gli or-
dini di servizio impartiti; in poche parole non avevano alcun ritegno a
manifestare apertamente tendenze contrarie al fascismo e socializzavano
con gli ufficiali inglesi, comportamento assolutamente da bandirsi secon-
do gli ordini impartiti.
Ne esce, soprattutto dalle relazioni del primo viaggio, e dai docu-
menti conservati, un quadro desolante di una umanità combattuta, divi-
sa, disorientata: e non erano disorientati solo i profughi, ma anche e forse
di più coloro che erano stati inviati in loro soccorso. La caduta del fasci-
smo si stava avvicinando rapidamente: nel tempo di soli dodici mesi, dal
rientro del primo viaggio di rimpatrio, la politica italiana avrebbe avuto
una svolta importante. Il piccolo mondo della missione in Africa era uno
spaccato molto veritiero della società italiana del 1942. E il mondo dei
rimpatriati aveva già in sé forti elementi radicati di antifascismo, che non
mancarono di avere influenza ed effetti sul territorio della madrepatria.
Il rimpatrio degli italiani dall'Africa Orientale Italiana, atto dovuto
dal fascismo, fu comunque in se stesso un fatto politicamente positivo an-
che per il regime, così come esso aveva cercato di realizzarlo e condurlo;
chiaramente servì anche a radicare in molti italiani, antifascisti e non, una
migliore opinione del nemico inglese, che lo stereotipo inculcato dalla pro-
paganda fascista, vedeva come insensibile, dotato di una buona dose di
cinismo, politicamente opportunista. I rimpatriati riconobbero che gli in-
glesi non si accanirono mai direttamente contro la popolazione civile ita-
liana (55) e che, se pur furono a volte duri con i prigionieri, tuttavia cer-
carono di tenere basso il numero degli internati civili.
(54) L'accusa più frequente che veniva rivolta a chiunque avesse in custodia alcunché
(derrate alimentari o farmaci), era di appropriazione indebita, vendita non autoriz-
zata di merci della comunità a privati fini di lucro, corruzione.
(55) Cfr. Relazione 200091/31.8.1942, cit., p. 2.
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