Page 178 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il trasferimento via terra

                    Arrivò il 7 maggio  1942, giorno stabilito per il mio turno.  Puntual-
               mente alle ore 9.00 venne a prelevarmi un kakuiu con un mezzo.  Portaro-
               no  via  me,  la  bimba  ed  il  bagaglio  compreso  il  sacco  letto ...
                    ... Alle  15.00 dovevamo presentarci agli Uffici per il controllo docu-
               menti, tessere,  peso e contenuto del bagaglio.  Tutto era in regola,  solo  il
               coperchio di  una  piccola bomboniera,  che  era  d'argento,  mi  fu  ritirato!
               La  consegna  dei  preziosi  sarebbe avvenuta  a  Berbera.  Ora ero  lì con  la
               bimba  stretta  tra le  braccia,  tutta  compresa  nei  miei  pensieri.
                    La  partenza fu  anticipata all'indomani alle ore 9.00 per tutti. Si  era
               formata una lunga colonna di automezzi che sostava fuori  del campo:  in
               testa un carro armato, seguito da due furgoni con mitragliatrici, idem alla
               metà e alla fine della colonna. Dovevano proteggerei nel viaggio dagli scift,
               ribelli  indigeni  e  briganti ...
                    .  .. Fummo richiamate alla realtà solo quando si  udirono le mitraglia-
               trici che erano entrate furiosamente in azione e il carro armato che faceva
               sentire gli scoppi dei suoi cannoncini. Ciò era servito a disperdere l'assal-
               to  che  aveva  tentato  un gruppo  di  scift verso  di  noi.
                    Guardavamo distrattamente quei paesaggi, che pur meritavano di es-
               sere  osservati,  unitamente alla  impareggiabile vegetazione.  Le  strade co-
               minciavano ad essere polverose e sconnesse. Alle  17.00 eravamo al Campo
               di  sosta  di  Giggiga ...
                    . . . Ed  eccoci  ad  Hargheisa,  in  Somalia  britannica.
                    La colonna si fermò fuori dal campo, molti italiani prigionieri ci ven-
               nero  incontro  festosi.  Ci  avevano  atteso  con  impazienza.  Avevano  letto
               l'elenco con i nostri nomi e con l'indicazione del numero della camionetta
               che  ci  ospitava.
                    Il Campo era situato in una immensa foresta di acacia abbissinia con
               grandi spiazzi, intorno il solito  reticolato  spinoso, grandi riflettori,  al  di
               fuori alcune capanne e tukul. Quei connazionali prigionieri avevano molto
               lavorato per renderei la sosta più confortevole possibile, compatibilmente
               con i mezzi  che gli  inglesi avevano messo  a loro disposizione.  Gli alloggi
               erano  disposti  in grandissime tende con letti  a  castello,  ogni  posto letto
               era segnato col numero di matricola di ciascuno  di noi.  Il mio  posto era
               al piano inferiore giacché avevo una bambina ancor piccola. Ogni tenda
               ospitava  circa  200  persone!. ..


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