Page 173 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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fare  a  meno  di  notare che le  lettere  di  elogio,  almeno  quelle  conservate·
            nell'Archivio del Ministero dell'Africa Italiana, terminavano tutte con la
            richiesta di ulteriori sussidi o di raccomandazioni per posti di lavoro. Tra
            le testimonianze a favore,  spiccano i ricordi, ben scritti, anche se con ab-
            bondanti accenni retorici -  d'altra parte nello  stile di quei tempi -  di
            Ferruccia Cappi Bentivegna < 51 >,  crocerossina imbarcata sul Vulcania,  che
            non sempre collimano con quanto scritto sia nelle memorie di passeggeri
            e passeggere imbarcate, sia in alcune, peraltro non molte, lettere al Duce,
            tuttora conservate nell'Archivio sopra citato.  In alcune memorie inedite,
            la valutazione che viene data, soprattutto dell'organizzazione e del com-
            portamento a bordo delle Autorità e del personale in genere non è molto
            lusinghiera < 52>,  ma  probabilmente le  numerose  disfunzioni  che si  verifi-
            ·carono a bordo dipesero anche da una scarsa intesa fra  i rappresentanti
            delle  varie  organizzazioni  presenti.  Peraltro  anche un'attenta lettura  dei
            documenti del Ministero dell'Africa Italiana dimostra che a bordo i con-
            trasti fra le varie autorità presenti furono moltissimi e indubbiamente in-
            ficiarono  e  caratterizzarono,  almeno  a  bordo  del  Vulcania,  i  rapporti  e
            l'andamento della spedizione, tanto che Caroselli, ad esempio, dovette ri-
            chiedere, a fine viaggio, il cambio del responsabile del personale sanitario
            della  missione.

                 La  vita a bordo non era facile,  anche se  era  stata programmata nei
            minimi dettagli dalle Autorità preposte, sia per i profughi che per il per-
            sonale imbarcato. Quella armonia di intenti e di azioni che si ritrova sot-
            tolineata  nelle  relazioni  ufficiali  di  Teruzzi  non  sembra  trovare  invece
            riscontro in alcuni dei vari documenti tuttora conservati: si veda ad esem-
            pio la relazione che Sidney Camino, sottotenente della P.A.I. (53),  inviava
            al Ministero dell'Africa Italiana, poco dopo il rientro in patria, principal-
            mente sui contrasti tra i medici e il restante personale della C.R.I.  I con-
            trasti a bordo non furono solo tra personale C.R.I.  e personale sanitario,
            ma si verificarono anche tra costoro e i Regi Commissari; tra i Regi Com-
            missari  e  Caroselli;  tra i  militi  della  P.A.I.  e  quelli  della  C.R.I.  Al  di  là



            (51)  Art.  cit.  supra.
            (52)  Cfr.  Africa  Addio,  manoscritto  inedito  (del  quale  sono  di  seguito  riportati  alcuni
                 brani) delle memorie di Vincenza Serao Alvino, imbarcata sul piroscafo Giulio  Ce-
                sare,  durante il primo viaggio di rimpatrio. L'A. deve alla cortesia di Vittoria Alvi-
                 no,  figlia  di  Vincenza  Serao,  la  possibilità  di  averlo  avuto  in  lettura.
            (53)  A.S.M.A.I., pos.  180/46, fascicolo  relazioni  Vulcania,  20.6.1942, Rapporto sull'atti-
                vità  e il contegno  tenuto  a  bordo  dai  medici  della  C.R.I.


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