Page 180 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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male ai denti. Tutto fu fatto con molta minuzia. Ci consegnarono dei do-
cumenti che dovevamo presentare a bordo e ognuno di noi doveva con-
servare il suo numero. Tutto avvenne con molta rapidità.
Ci si guardava intorno smarrite, una grande emozione ci prendeva
tutte, le lacrime rigavano silenziosamente i nostri volti: stavamo per la-
sciare quella terra dove purtroppo rimaneva quanto di più caro ci stava
a cuore: i compagni della nostra vita - là relegati - per quanto altro
tempo? ...
L'imbarco
... Man mano ci facevano salire sulle zattere e sedere sul fondo. Il ca-
lore diventava sempre più insopportabile specie sull'ora del mezzogiorno!
I bambini piangevano disperatamente, rossi in viso come papaveri. Su ogni
zattera un medico in camice bianco, qualche ufficiale inglese, un sacerdo-
te con la stola. Arrivarono dei secchi con pezzi di ghiaccio. Appena al com-
pleto la zattera si mosse (quella era stata destinata ai rimpatrianti con
destinazione sulla nave Duilio). Gli ufficiali inglesi perplessi e preoccupati
ci fecero ripetutamente bagnare gli indumenti ed i cappelli specie dei bam-
bini in quell'acqua ghiacciata per passarli sulla testa e rinfrescarne il cor-
picino. I più giovani resistevano, ma molti altri erano vittime di colpi di
sole e di calore e parecchi di essi ci lasciarono la vita! Il sacerdote correva
da una parte all'altra e spesso somministrava l'Estrema Unzione. Come
Dio volle arrivammo sotto la nostra nave. Eravamo speranzosi che quella
nave che voleva rappresentare in quel momento la Patria, ci accogliesse
in un grande affettuoso, stretto abbraccio che avrebbe lenito, almeno in
parte, le nostre pene e le nostre sofferenze.
Ci raccomandarono di stare fermi e di attendere. Anche l'altra zatte-
ra era arrivata alla Giulio Cesare, ma dovevano fare ancora altri viaggi per
completare l'imbarco.
La nave si ergeva maestosa. Sopra allineati si notavano medici, infer-
mieri, dame della Croce Rossa, crocerossine e personale di bordo che assi-
stevano al penoso spettacolo.
Una lunga cordata formata da indigeni faceva ala su ambedue i lati,
il barcarizzo era stretto, privo di appoggio. Di là, alla chiamata di ciascun
nucleo famigliare, si doveva passare: faceva paura, sarebbe bastato un passo
falso e saremmo cadute in bocca ai pescecani! Arrivò il mio turno e dovet-
ti affrontare il pericolo con la bimba in braccio, la borsa e il cappotto.
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