Page 183 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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... Le due navi che viaggiavano lentamente di conserva avevano a bordo
           lo stesso dramma! Proseguimmo fino a Port-Elizabeth dove sostammo per
           un paio  di giorni  per rifornimenti urgenti  cioè  acqua,  frutta  magnifica,
           mai vista in Italia  nei  migliori  negozi:  mele,  pere,  uva e verdura;  pasta,
           riso  e zucchero, ecc.  La  guerra  non aspettava e  si  doveva  salpare al più
           presto. L'aria cominciava ad essere più fresca e ci fu consentito di portar-
           ci sui vari ponti per ammirare quella magnifica località, dalla vegetazione
           impareggiabile.
                Altra sosta era prevista per Città del Capo per qualche lavoro di con-
           trollo  ai  motori della  nave.  Avevamo  appena superata la  punta estrema
           della terra africana, quando improvvisamente fummo colti da un forte vento
           diaccio. Dovemmo subito cambiarci l'abito e furono chiusi tutti i portel-
           loni e gli oblò. Avevamo lasciato l'oceano Indiano per immetterci nell'A-
           tlantico! Di qui il forte sbalzo di temperatura, da noi maggiormente avvertito
           per la nostra provenienza, dalla zona torrida. Il vento si faceva sempre più
           impetuoso, il mare fortemente mosso faceva  paura e la  nave a stento riu-
           sciva  a  tenere  la  rotta ...

                .  .. Ed eccoci  di  nuovo all'Equatore,  questa volta  con  rotta  nord.  In-
           contrai nel corridoio un'amica, piangeva disperatamente, stringeva tra le
           braccia il suo bambino di tre anni di nome Riccardo, era esasperata, sin-
           ghiozzava non riusciva a pronunciare una sola parola. Mi adoperai come
           meglio potevo per tranquillizzarla, la confortai, la  presi con le buone, fi-
           nalmente  riuscii  a  sapere  che  il suo  bambino  più  piccolo  di  un anno  e
           mezzo  era morto!  Una broncopolmonite fulminante  l'aveva stroncato! ...
           Lei non sapeva darsi pace, tanto più che quel bimbo era stato per tre gior-
           ni  in attesa  di  essere visitato,  nonostante le  vive  insistenze  della  madre.
           I medici davano segno di grande stanchezza,  annoiati della lunga noiosa
           missione! La  rincuorai ancora e da quel giorno appena possibile trascor-
           revo un pò di tempo con lei.  Pregai vivamente il Cappellano di assisterla
           molto spiritualmente,  ne aveva bisogno povera donna!  Ebbe solo  il van-
           taggio  che,  trovandoci  più vicini  alla  meta,  la  piccola  salma  poté essere
           conservata  fino  allo  sbarco  a  Napoli ...
                . . . Passarono  ancora molti giorni  di  angoscia.  Il  caldo  umido ci  op-
           primeva. Eravamo sempre in piena guerra con tutti i rischi e pericoli. La
           fede  ci  aiutava  ad affrontare  con  coraggio  l'incognita  di  ogni  giorno!
                Ci accostammo al Marocco Spagnolo e alle Isole Canarie e proseguim-
           mo  alla  volta  di  Gibilterra.


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