Page 188 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Qui la guerra non è né bella né brutta: la guerra è necessaria. Essa è l'esa-
me tra i popoli. Di quando in quando bisogna che i popoli sostengano questo
esame e dal modo col quale lo sostengono, si determina la gerarchia tra
i popoli. Questo per la dottrina generale: vedi il mio scritto sulla dottrina
del fascismo. Noi siamo antipacifisti; noi non crediamo alla pace perpetua,
nemmeno dopo questa guerra. Forse è troppo presto per dirlo, ma io mi sen-
tirei diminuito se dicessi agli italiani: state tranquilli, non avrete più guer-
re. Perché può darsi che noi dovremo farne una subito immediatamente dopo,
per i nostri particolari obiettivi. Sono discorsi duri, però questo è quello che
deve essere nella nostra coscienza. Per quello che riguarda questa guerra,
che ha proporzioni molto vaste e mai viste, non bisogna mai porsi il quesito
della durata della medesima. Questa è, come dicono i fini parlatori, una
subordinata. Essenziale è una cosa sola: quella di vincere. Che si vinca
nel1941, nel1942 o nel1943, questo non ha importanza. L'importanza
sta nel vincere, e questa è la volta in cui veramente si può dire "guai ai
vinti". Ora noi abbiamo la certezza, si può dire matematica, della vitto-
ria, perché le condizioni nelle quali si svolge questa guerra non sono quelle
che hanno sempre fatto vincere la Gran Bretagna. Non c'è nessun decreto
della Provvidenza divina che abbia stabilito dall'inizio del mondo che la
Gran Bretagna debba perdere le battaglie e vincere le guerre. Questa è la
volta che perderà anche l'ultima battaglia" < 4>.
Se nel complesso di questi rapporti coi Federali, il discorso del Duce
si incentrava su questioni più specifiche e più locali, il caso dell'Emilia
non doveva essere ritenuto per altro isolato. Ai Segretari Federali della
Lombardia, Mussolini rivolse un discorso (il 25 aprile), che rimetteva in
discussione l'intera questione del clima politico italiano verso la metà del
1942, con un'evidente riflessione sul quadro generale dell'andamento del-
la guerra.
Innanzitutto in riferimento agli alleati del Tripartito. Quasi reagen-
do a talune distinzioni di ruoli, Mussolini ribadiva:
"Noi siamo alleati della Germania ed intendiamo essere fedeli alleati, e
qualunque cosa accada, noi marceremo con la Germania fino in fondo,
perché l'epoca dei giri di valzer, che ci hanno abbastanza diffamati, è fini-
ta. I popoli devono avere il senso della loro reputazione, perché da ciò di-
pende il loro prestigio, e come viene screditato un privato che non mantiene
la sua firma, così viene screditato un popolo" <5>.
(4) Ibidem, p. 34.
(5) Ibidem, p. 45.
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