Page 186 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 186

Lievemente più critica parve la sostanza dei rapporti dei Federali della
                 Toscana e  dell'Umbria  (7  e  8  febbraio),  i  quali  invece  non  mancavano
                 di segnalare l'importanza della deficienza dell'organizzazione sindacale, non-
                 ché "un inacidimento degli intellettuali verso il regime",  ed una serie di aspetti
                 negativi visti  come premessa alla  necessità di  "applicare sanzioni contro  gli
                 evasori delle  discipline di guerra''  a  carico anche di ''una gioventù  viziata dai
                 troppi favori  ricevuti  dal fascismo".
                     Gli aspetti piuttosto critici che questi rapporti presentavano non erano
                 peraltro  isolati;  seguendo  passo  a  passo  le  riunioni  di  Palazzo  Venezia,
                 si ha netta la sensazione di un mutamento profondo del clima politico ita-
                liano, nonché dell'emergere, anche presso le massime Autorità fasciste,  di
                 un crescente stato di disagio nei confronti di una situazione che agli occhi
                 di  tutti  appariva  assai  peggiorata.

                     Interessante la segnalazione  dei  Federali  di  Padova,  Udine e Vene-
                 zia, che insistevano sulla crescente resistenza della borghesia e sulla riser-
                 vatezza del clero, tutti elementi che,  collegati con una difficile situazione
                 alimentare,  culminata  nel  fenomeno  della  borsa  nera,  parevano mettere
                 in forse  quel clima e quella saldezza che fino  ad allora  era stato costante
                 motivo dei ripetuti incontri di questo tipo. È proprio a questo tipo di con-
                 statazione di allentamento ideologico del morale degli italiani, che fu  de-
                 dicato uno dei più importanti discorsi di questa serie,  quello ai Segretari
                 Federali dell'Emilia, ricevuti il27 e 28 marzo. Il discorso del Duce in questa
                 occasione partiva da una constatazione di confermata fiducia nella popo-
                 lazione emiliana, per passare quindi ad enunciare concetti assai più vasti
                 ed assai più importanti, sia a livello italiano sia a livello mondiale. Riba-
                 diva  Mussolini  che:
                        ''Si può mobilitare tutta la popolazione dell'Emilia in quattro ore.  Mobili-
                        tar/a al completo.  È una massa di uomini decisi, forti,  intelligenti, che sono
                        sempre a disposizione.  Subito corrono  con  milioni di biciclette ai luoghi di
                        adunata.  La parola d'ordine passa  da  un  capo  all'altro della provincia
                        con  la rapidità del baleno e la massa è pronta.  Ora è chiaro che chi possie-
                        de masse di questa tempra ha nelle mani, si può dire,  la chiave della situa-
                        zione politica generale'' < 2>.
                     L'accenno così passava dall'Emilia all'Italia tutta, ed il Duce, a que-
                 sto  proposito,  lanciava  moniti  interessanti:


                 (2)  Ibidem,  p.  33.


                 184
   181   182   183   184   185   186   187   188   189   190   191