Page 190 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ovviamente il discorso si allargava e coinvolgeva rapidamente l'inte-
                 ro  popolo  italiano,  al  quale  si  confermava  che:
                        "man mano che la guerra continNa la parte che l'Italia è destinata a rap-
                        presentare si accresce  di  importanza.  E questo deve  essere salutato da  noi
                        fascisti con particolare compiacimento, perché ciò ci potrà dare la possibili-
                        tà,  al tavolo della pace,  di rivendicare tutti i nostri diritti,  dai territoriali
                        che  si conoscono,  ai territoriali che  non  si conoscono,  e ancora  a quelli di
                        carattere economico,  spirituale,  eccetera.  Ma per avere questi diritti,  biso-
                        gna combattere,  bisogna anche soffrire.  Questa guerra è l'esame di maturi-
                        tà del popolo italiano, perché prescinde da quelli che possono essere gli obiettivi
                        di carattere immediato.  È una guerra di valutazione delle energie dei popo-
                        li della terra e senza volere ipotecare il futuro dicendo che questa sarà l'ul-
                        tima guerra, perché non credo a queste cose,  si può pensare che dopo questa
                        guerra  un periodo  sufficientemente  lungo  di pace,  che  non  potrà superare
                        a mio avviso due o tre generazioni, si avrà e durante questo periodo l'Italia
                        farà  veramente  un  balzo prodigioso  verso  la potenza politica  militare ed
                        anche,  bisogna  dirlo,  il benessere  del popolo'' (9).

                     L'azione che le Autorità politiche dovevano svolgere per coinvolgere
                 il  popolo  italiano  a  su  pera re  quest' ''esame  di  maturità'',  costituì  anche il
                 centro degli  incontri del Duce con  i  direttori  dei  quotidiani (18  aprile),
                 ai  quali vennero impartite alcune  "verità"  anche  a  proposito  del  fronte
                 interno.
                     L'invito era apparentemente legato  alla questione dell'informazione
                 che  veniva  presentata  con  curiose  annotazioni:

                        "Nei vostri giornali  dovrete  occuparvi  di  tutto,  di  dire  la  verità,  dovete
                        attaccare accaparratori, profittatori,  in modo da sganciarsi da questa gen-
                        te,  da  non  condividere con  essi alcuna responsabilità,  e così il popolo  ci se-
                        guirà.  Io prendo a volte dei provvedimenti in base a quanto leggo nei vostri
                        giornali,  specie nelle pagine interne.  Non dovete avere paura di dirmi cose
                        sgradevoli.  Infatti tutti quelli che  si  rivolgono  a me,  mi devono  dire solo
                        cose  sgradevoli,  poiché chi ha fatto  un felice  matrimonio,  chi ha vinto  al
                        lotto,  o gli  vanno  bene gli affari non  sente  affatto  il bisogno  di  venire  a
                        dirmelo  e fa  benissimo,  perché per me  le cose più gradevoli sono  quelle che
                        per gli altri sono  le più sgradevoli.  lo apprezzo  molto  che  mi si dica tutto
                        quello che non  va,  non quello che  va,  perché quello non  mi interessa" (lO).


                  (9)  Ibidem,  p.  47.
                 (10)  Ibidem,  p.  43.


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