Page 187 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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''Bisogna che gli italiani siano precisi.  Le cifre non sono fisarmoniche.  Bi-
                   sogna abituare gli italiani alla precisione del linguaggio,  delle esposizioni,
                   dei dati.  Gli stranieri ci calcolano sempre della gente che  non  arriva mai
                   in  orario,  che  ha sempre imprecisione nel linguaggio,  negli impegni,  che  è
                   e non  è,  che fa  il giro  di  valzer.  Ma  tutto  ciò  è finito.  Se  il fascismo fosse
                   soltanto riuscito a modificare il giudizio sugli italiani degli stranieri, avrebbe
                   già compiuto un'opera di fondamentale importanza storica.  E ci stiamo riu-
                   scendo.  Non  senza fatica,  non  senza  sfasature.  Però  abbiamo  realizzato
                   dei progressi notevoli.  E quando questo abito sarà diventato l'abito di tutti
                   gli italiani,  veramente  allora,  se  coltiveremo  certe  virtù e se  rinunceremo
                   a certe tendenze,  noi  diventeremo  il primo popolo  d'Europa.  Noi abbiamo
                   i numeri per diventarlo.  Perché gli altri popoli bisogna siano visti nell'in-
                   terno,  da vicino,  nella loro intima essenza, per vedere quali sono i lati dete-
                   riori.  Domani l'Europa sarà dominata dal popolo che avrà dimostrato di
                   possedere talune qualità necessarie in questo tempo.  Il fascismo deve educare
                   questo popolo.  E allora non solo riprenderemo questo impero (e questo è sicu-
                   ro,  come è sicuro che io  vi parlo),  anche a costo  di fare  un supplemento di
                   guerra,  ma avremo la forza di imporre il nostro imperialismo all'Europa,
                   perché la  prima parola  è partita  da  noi" (3).

                 Il discorso si allargava ad un settore ben più ampio della pura rispo-
            sta ai Federali dell'Emilia e proprio per questo rivestiva un interesse ecce-
            zionale, quasi a ribadire concetti che riecheggiavano una volgarizzazione
            di quel Nuovo Ordine Mondiale che proprio nel  1942 stava diventando
            una vera e propria ossessione politica. Questo discorso aveva anche quali
            destinatari la Francia di Vichy ed il Governo britannico; la Francia di Vi-
            chy come eventuale elemento da associare alla futura Europa, la Gran Bre-
            tagna come nemico di questa Europa, ed inevitabile ostacolo da superare.
                 Il  ruolo  del  P.N.F.  in  questo  quadro  si  può  intravedere secondo  il
            pensiero  mussoliniano,  quale  elemento dinamico  di  una  trasformazione
            definita  inevitabile.  L'esaltazione  del ruolo  del partito ha  proprio a  che
            fare  con  questo  futuro  europeo;  e  Mussolini  ad ammonire:

                    "Se tutte le  attività del partito fossero  note al popolo  italiano,  si vedrebbe
                   quali e quante  cose fa  il partito,  anche  e soprattutto  in  questo  momento,
                    oltre,  s'intende,  a dare  il senso  della  necessità  assoluta  di  questa guerra.



            (3)  Ibidem,  p.  33.


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