Page 182 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La nave tendeva a costeggiare. Sulla grande carta geografica che era
affissa lungo un corridoio, erano infisse delle bandierine che venivano di-
ligentemente spostate seguendo la rotta, e si poteva così essere informati
della posizione in cui ci si veniva a trovare man mano ...
... Parecchi bambini stavano malissimo, addirittura con l'ossigeno, data
l'epidemia di tosse convulsiva, morbillo e la bronco polmonite li falcidia-
va. Mentre Vittoria dormiva andavo ad occhieggiare intorno e mi rende-
vo meglio consapevole della situazione. Quanti affanni, quante lacrime,
quanto dolore!
Ogni tanto capitava che la nave rallentasse: il Cappellano celebrava
una messa di Requiem in suffragio di quei militari morti in una battaglia
navale avvenuta in quei giorni.
Alla sera, all'ora dell'Ave Maria nella Cappella si celebrava la Santa
Messa e preghiere di ringraziamento che venivano trasmesse per mezzo
di altoparlanti. Poi i canti dei rimpatrianti le cui parole ci commuoveva-
no moltissimo! ...
... Si continuava a sudare moltissimo, il termometro segnava 50/55 °
all'ombra! I capelli grondavano d'acqua, come per una normale lavatura.
Essi erano diventati come di stoppa impregnata d'acqua! Vedemmo allo-
ra mettere bene in vista un'enorme botte di legno, con un rubinetto in
basso; fu riempita di te, appena appena zuccherato, ma leggerissimo. Un
cartello affisso ci obbligava a berne non meno di tre, quattro litri nelle
ventiquattro ore. Bisognava regolare il sistema idrico individuale. Si era-
no verificati casi piuttosto gravi. L'acqua già poco bevibile faceva sedi-
menti piuttosto marcati e cominciava a scarseggiare! ...
... Quando Vittoria riposava andavo a visitare quei piccini che giace-
vano a terra appena appoggiati su copertine: erano moribondi! Ognuno
di essi aveva vicino la bombola dell'ossigeno che le povere mamme stra-
ziate avvicinavano alla piccola bocca. Non riuscivo a trattenere il pianto
e lo sgomento. Solo un rapido sguardo a quella carta geografica mi con-
sentiva di sapere dove ci trovassimo e quanta altra strada dovevamo an-
cora percorrere!
La vita di bordo era sempre la stessa, parecchie circostanze migliora-
vano e altre peggioravano. Alla sera gli infermieri si erano stancati di por-
tarmi l'acqua bollita per Vittoria. Dovetti provvedervi io e con una mancia
al barista, ottenni il permesso di entrare nel bar alla sera dopo le 22.00
e di prendermi l'acqua calda dalla macchina del caffè espresso, che era
stata in ebollizione tutta la giornata. A quell'ora il bar e la sala mensa era-
no chiuse ...
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