Page 179 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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... Un rustico gong formato da una latta di benzina vuota e un pezzo
          di legno,  ci  avrebbe dato l'avviso che la cena o il desinare erano pronti.
          Quel tardo pomeriggio affluimmo allargo spiazzo dove avevano imbandi-
          to lunghe tavole di legno grezzo coperte da leggera carta bianca che voleva
          essere tovaglia. Ognuno di noi portò il piatto, le posate, il bicchiere o ga-
          vettino,  e  prendemmo  posto.
               A tavola eravamo servite in modo impeccabile dai nostri stessi  pri-
          gionieri di ogni ordine e grado. Dove erano bambini vi era pure un uffi-
           ciale medico italiano. Per i bambini avevano preparato pastina in brodo
           di  pollo,  semolino,  brodo vegetale,  crema  di  riso,  pollo lesso  e  banane:
           per gli adulti:  pasta asciutta o brodo, pollo lesso o arrosto,  frutta locale.
           Chi avesse avuto bambini piccoli, quindi in veste di nutrice, aveva diritto
          alla  doppia razione! La mia seconda parte era quasi sempre ceduta. Evi-
          dentemente gli inglesi avevano voluto avere ogni accorgimento in ogni sin-
          gola  necessità,  affinché  portassimo  in  Italia  un buon  ricordo! ...
               .. .1  bambini specie i più piccoli cominciavano a  risentire il disagio
           del vivere in comune. Sui loro volti si  manifestavano vari sfoghi, sembra-
          vano quelli delle malattie esantematiche. Alcuni dicevano che forse la pol-
           vere aveva irritata la pelle, ma poi spogliandoli ci  si accorgeva che anche
           il corpo ne era affetto. Vittoria sembrava indenne fino allora. Qualche in-
           digeno addetto al Campo guardando con aria di commiserazione diceva
           "da Mandera  -  che era  il campo  successivo  -  andare  via  subito,  là  tutti
           bambini  mori/lo!''

               Si cominciava a vivere in uno stato d'ansia, avevamo fretta di trovar-
           ci  su quelle  navi che ci  attendevano nella  rada di Berbera nella speranza
           di  poter  avere  qualche  assistenza  medica  almeno  per  i  nostri  figli ...
                ... Con i nostri bagagli dovevamo sostare bene allineati su quella grande
           banchina in riva al mare, sotto un insopportabile sole a picco su di noi.
           Al largo,  in lontananza, si  scorgevano  due grosse  navi bianche,  erano  il
           Duilio e il Giulio Cesare le  navi che la Patria ci aveva mandato sotto l'inse-
           gna della  Croce Rossa per riceverei  e portarci in Italia!  Più sotto la  ban-
           china,  due  grosse  zattere.
               Gli  inglesi  cominciarono l'appello,  man mano  dovevamo  spostarci
           con i bagagli per la visita sulla persona e ai bagagli.  Arrivò il mio turno.
           Vittoria in braccio, il cappotto, le valigie e la borsa e mi presentai. Senti-
           vo che le mie condizioni di salute si aggravavano, mi feci coraggio. Visita-
           rono prima me, poi la bimba ed i bagagli, l'anello lo buttai in bocca fingendo


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