Page 189 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Quanto all'alleanza col Giappone, essa veniva evocata in termini an-
cor più aggressivi:
"Ora io dichiaro la mia più profonda simpatia per i giapponesi e dichiaro
che vorrei veder/i il più rapidamente possibile navigare nel Golfo Persico
e vedere se è possibile dar loro una mano, il che sarebbe molto importante
nello svolgimento delle cose. Il popolo laborioso, fecondo, poverissimo, che sa
combattere e morire ed è per noi la garanzia assoluta della vittoria; garan-
zia assoluta, perché un popolo che deifica i suoi caduti è un popolo che non
può essere battuto da quel groviglio ripugnante di razze e di bastardi che
è il mondo anglosassone. E poiché noi non possiamo essere battuti in nessun
modo e per nessun motivo, è chiaro che non possiamo che vincere, perché
non ci sarà una soluzione intermedia'' < 6 l.
Sul piano interno i moniti del Duce, parevano colpire soprattutto due
obiettivi: il clero e la gioventù. Al clero veniva rimproverata un'ambigui-
tà di fondo, ben lontana dagli sperati consensi:
"Il clero. L'atteggiamento del clero è nel suo complesso ambiguo. Sta alla
finestra. Aveva cominciato malissimo con quelle postille sull'Osservatore Ro-
mano. Un bel giorno ho fatto prendere il redattore delle medesime e l'ho
mandato in un piccolo paese della Calabria. Le postille sono finite, ma i
postillatori esistono ancora. Tuttavia il fenomeno non è preoccupante. C'è
buona parte di vescovi e parroci che sono con noi; gli altri aspettano, perché
non intendono di compromettersi. Tutte le volte che il clero esorbita dalla
sua funzione religiosa per entrare in campi che non gli appartengono, allo-
ra ci deve essere "l'alt" immediato e preciso del Partito"<7l.
Il problema della gioventù veniva denunciato dal Duce anche se gli
risultava che "i fenomeni di sfasamento erano molto limitati e nel complesso quasi
irrilevanti", dovuti per lo più a fenomeni di insofferenza, ad ordini ed istru-
zioni del Partito che gli studenti non gradivano. Eppure dalla prosecuzio-
ne del discorso, la modestia di quest'ultimo non appariva tale e quale veniva
definita da Mussolini, che non esitava ad affermare "i giovani di 20 anni,
credo che non abbiano guardato con soddisfazione al carattere di questa guerra. La
letteratura ci ha giocato qualche brutto scherzo" < 8 l.
(6) Ibidem, p. 45.
(7) Ibidem, p. 46.
(8) Ibidem, p. 47.
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