Page 313 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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positivo di fronte  ai desideri germanici e italiani riguardanti Tunisi e particolar-
             mente  Biserta".  In quella  circostanza  Goring aveva  ammesso  che l'aperto
             rifornimento  attraverso  Biserta  era  ricercato  dall'Asse,  ma  solo  quando
             l'Africa settentrionale francese  fosse  sufficientemente protetta contro un
             colpo di mano degli Alleati.  Comunque ''già prima è possibile e necessario  un
             rifornimento camuffato attraverso Biserta"  perciò, finché il Governo di Vichy
             non avesse accolto questa premessa, lui, Goring, non intendeva caldeggia-

             re  con  Hitler le  richieste  francesi (6).
                  Ciò nonostante, la  questione era stata messa sul tappeto dalla Com-
             missione Italiana d'Armistizio con la Francia (C.I.A.F .)  durante le tratta-
             tive con la delegazione transalpina, svoltesi a Torino dal16 al30 dicembre,
             giungendo ad un'accordo formale: trasporto da Marsiglia ai porti tunisini,
             su  navi  francesi,  di  500  tonnellate giornaliere  di  viveri  e  vestiario  (tra-
             sporti "Delta") e di  150-200 automezzi mensili per il viaggio  successivo
             da Gabès alla Libia (trasporti "Gamma"). Il tutto in un quadro di segre-
             tezza  e di  mimetizzazione < 7 l.  Non  era  molto,  ma  pur sempre un  inizio.
                  Sul piano strategico il problema di  fondo  rimaneva purtroppo irri-
             solto: l' insoddisfacente armonizzazione degli sforzi italo-tedeschi, carente
             perfino nei contatti con la  Francia.  Il generale Marras, Addetto Militare
             italiano a Berlino, il 22  dicembre presentò all'ambasciatore Alfieri un si-
             gnificativo promemoria, inteso ad arrivare una buona volta a determina-
             zioni prese ad altissimo livello politico per superare gli evidenti impedimenti
             ad un'efficace cooperazione militare tra i due Paesi, anzi tre, volendo com-
             prendere il  Giappone.  Era  indispensabile,  spiegava  Marras,  coordinare
             le  grandi operazioni strategiche nel tempo  e  nello  spazio  regolandone la
             successione  e la  contemporaneità e,  all'occorrenza,  la  direzione;  fornire
             ai Comandi Supremi orientamenti sulla reciproca situazione militare e po-
             litica atti a favorire la tempestività delle intese dirette; concordare l'attivi-
             tà  della  propaganda  ai  fini  militari.  Tutto  ciò  si  imponeva  perché  al
             momento le  conoscenze  reciproche si  riducevano  ai  comunicati  ufficiali
             e la collaborazione operativa risentiva della mancanza di un adeguato la-
             voro  di  preparazione < 8 l.  Naturalmente le  cose  rimasero  com'erano.



             (6)  Ministero degli Esteri, l Documenti diplomatici italiani (D.D.I.), Serie IX, vol. VIII, doc.
                 64,  Promemoria ambasciatore von  Mackensen  a  Ciano  in  data  24.12.1941.
             (7)  Romain H. Rainero, Mussolini e Pétain.  Storia dei rapporti fra l'Italia e la Francia di  Vi-
                 chy,  Ufficio  Storico  Stato  Maggiore  dell'Esercito  (d'ora  in  poi  U.S.S.M.E.),  Roma,
                 1990,  I  vol.  p.  133  e sg.  Cfr.  D.D.I.  cit.,  doc.  n.  160.
             (8)  D.D.I.  cit.,  doc.  n.  57.


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