Page 316 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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il programma tedesco si traduceva nella liquidazione della Russia, pur se
"forse anche nel 1943 non si potrà arrivare agli Urali"; il Giappone doveva
tagliare la via della Birmania, assicurarsi il fianco meridionale fino all'Au-
stralia ed alla Nuova Zelanda, minacciare l'India e spingere la flotta nel
Golfo Persico; quanto all'Italia "ha come compito innanzi a sé la 'ripulitura'
(Bereinigung) della posizione mediterranea''.
Ad un simile sproloquio, Mussolini rispose a tono:
"la battaglia in Africa è ora vinta [si attendeva da un momento al-
l'altro la riconquista di Bengasi- N.d.A.} perché il Generale Rommel
è un comandante che conduce le operazioni contemporaneamente con pru-
denza e arditezza e perché di recente sono giunti in Africa tre convogli con
carri armati, munizioni e benzina ... ''.
Ma occorreva conquistare o neutralizzare Malta oppure utilizzare la
via marittima Sicilia-Tunisia. Poi ... si affrettò a sminuire il valore di Tu-
nisi e di Biserta - con soddisfazione di Goring - affermando con supe-
riorità di essere "disposto a rinunciare all'aiuto della Francia, qualora abbia
la benzina per difendere i convogli", in quanto la posizione dell'Inghilterra si
era molto indebolita e l'Asse non aveva bisogno dei francesi. Meglio "l'in-
vio dei trasporti lungo la costa greca, attraverso Creta!". E Goring assentì 03).
Comunque, Raeder e Kesselring, ciascuno per proprio conto, non per-
devano occasione per battere sul tasto di Malta. Il 13 febbraio Raeder dis-
se apertamente a Hitler che la vittoria nel Mediterraneo dipendeva da due
elementi: il potere marittimo e la cooperazione aeronavale-terrestre. Le Ma-
rine dell'Asse non potevano operare senza le basi che l'Esercito doveva
espugnare e tenere; l'Esercito non poteva operare senza l'appoggio del-
l' Arma aerea e questa, a sua volta, dipendeva dalla Marina per i riforni-
menti e dall'Esercito per le basi. In definitiva, la strategia nel Mediterraneo
doveva coordinare i tre fattori per giungere al successo: il potere maritti-
mo a garanzia dei rifornimenti, i rifornimenti a garanzia delle basi, le basi
a garanzia del potere marittimo. La chiave di tale circolo era una base
centrale da cui partire: Malta. Il ragionamento non faceva una piega e Hi-
tler ne convenne ma prese tempo, fidando che l'efficacia della neutralizza-
zione aerea rendesse superflua l'Operazione "Hercules", come l'O.K.W.
aveva ribattezzato la "C 3" (14)_
(13) D.D.I. cit., doc. n. 211.
(14) Mariano Gabriele, Operazione C 3: Malta, Ufficio Storico Stato Maggiore della Mari-
na Militare (d'ora in poi U.S.S.M.M.), Roma, 1975, p. 135-136.
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