Page 525 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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I reparti di volo italiani del settore Est, decimati e con una attrezzatu-
ra tecnico-logistica in continuo movimento, con una minima disponibilità
di carburante, continuarono a svolgere attività di scorta ai caccia-bombardieri
e agli 'JU-87" tedeschi, di ricognizione e di attacchi al suolo, sostenendo
validamente alcuni combattimenti aerei.
In Italia la produzione aeronautica andava sempre più calando (235
velivoli per anno alla fine del 1942) a causa della endemica carenza di
materie prime, di fonti di energia e dei bombardamenti aerei alleati, che
dall'estate del 1942 andarono crescendo sempre più con gli attacchi diur-
ni delle "Fortezze Volanti" americane sulle città industriali. Lo Stato Mag-
giore, non avendo potuto rimediare tempestivamente alla mancanza di un
idoneo programma di costruzioni aeronautiche- adeguato al rapido svi-
luppo tecnico e alle esigenze crescenti della guerra- continuò a ricorrere
a soluzioni di compromesso. Vale a dire a far produrre velivoli che pur
essendo superati potevano ancora essere utilizzati alla meglio dai piloti
e, nello stesso tempo sollecitò la costruzione di macchine moderne. Que-
ste ultime erano subordinate all'approvvigionamento dei motori tedeschi,
fino a quando le industrie italiane non riuscirono a costruirli su licenza.
Inoltre si persistette nel disperdere materie prime ed energie lavorative
tra varie ditte per costruire, con lo stesso motore, tre tipi diversi di velivoli
da caccia ("MC-205", "RE-2005" e "G-55"). Infine la carenza di carbu-
rante ridusse l'attività delle scuole di volo e dei reparti da bombardamen-
to, facendo presagire un rapido esaurimento delle capacità operative della
Regia Aeronautica. Neanche quando esso apparve evidente e si prospettò
la necessità di fare uno sforzo per concentrare la produzione su un velivo-
lo da caccia idoneo per contrastare l'aviazione da bombardamento allea-
ta, le industrie aeronautiche si decisero a trasformare le proprie attrezzature
per costruire un unico tipo di velivolo.
Davanti a queste prospettive, alla fine del 1942, il generale Fougier
inviò una dettagliata relazione al Capo di Stato Maggiore Generale sulla
situazione della Regia Aeronautica al 15 settembre 1942. In essa, oltre
a specificare lo schieramento dei velivoli sui vari fronti, avvertì il suo su-
periore che la situazione stava diventando sempre più difficile e preoccu-
pante, alla fine dichiarò:
''L'aeronautica italiana compie perciò un lavoro molto superiore alle sue
forze, consumando energie che non trova il modo rimpiazzare. Ma il limite
che la volontà di operare non vorrehhe mai raggiungere è imposto dalla
situazione descritta che vuole un minor impiego rispetto a quello attuale,
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