Page 68 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Nel suo resoconto, Mussolini proseguiva nel prospettare la valuta-
zione politico-strategica globale del dittatore tedesco:
"America. Tendenza a svalutarne l'apporto militare, comunque già neu-
tralizzato dal Giappone .... Giappone. Il Fuhrer è d'accordo che ai fini
del Tripartito è bene che Tokio non si impegni con la Russia, ma continui
a combattere contro G. B. e America".
Come si può osservare, c'è poco di concreto nei rapporti. Carenze
macroscopiche nelle valutazioni di politica estera ed enunciazioni, questo
sì, di stati di necessità (le basi tunisine), alle quali però non seguiva alcu-
na misura politica per farvi fronte. E blandizie - smentite poi dai fatti
- tipo il provvidenziale intervento italiano nei Balcani: intervento, per
rimediare all'insuccesso del quale il piano "Barbarossa" (secondo le suc-
cessive accuse germaniche) dovette subire quel ritardo che si rivelerà esi-
ziale ai fini operativi alla .fine del 1941.
Né le cose cambiarono negli ultimi mesi del 1942, allorthé la situa-
zione operativa stava precipitando e Mussolini - tornato a far politica,
come si è detto, in una forma nella quale l'autorevolezza sembrava aver
preso il posto della precedente passiva sottomissione- rivelò l'intenzio-
ne di prendere le distanze da Berlino. In una lettera ad Hitler dei primi
di novembre, egli infatti, dopo aver auspicato un incontro, affermava:
"Nel nostro incontro potremo tranquillamente esaminare tutti gli aspetti
della situazione politica e militare. Per quest'ultima, la situazione può,
a mio avviso, riassumersi nei seguenti termini: mentre il 1942 registra i
successi del Tripartito, le cosiddette Nazioni Unite non hanno registrato che
insucces~i e catastrofi, specialmente gli Stati Uniti''.
Ed il 19 novembre, in una successiva lettera al Fuhrer - a disfatta
già segnata in Egitto ed a sbarco anglo-americano in Africa già avvenuto
-gli comunicava la necessità di "tenere la linea di resistenza Agheila-Marada
che si sta organizzando per la difesa della Tripolitania, una buona linea già prova-
ta due volte", quasi che, esternandola ad Hitler, questa necessità, essenzial-
mente italiana, gli fosse di autoconvincimento tale da renderla possibile;
e, sulla Tunisia, "io vedo la situazione con relativa tranquillità''. Un giudizio
paradossalmente semplicistico, al di fuori di ogni realtà.
In sostanza, i due dittatori - responsabili della condotta della guerra
- appaiono, nei loro rapporti, anziché indirizzati verso uno scopo comu-
ne, ciascuno annegato nei propri torpidi vaneggiamenti, ciascuno immer-
so nei suoi problemi settoriali, scollati e non sempre compatibili fra di
loro poiché dominati da un egoismo egocentrico deteriore per l'alleanza.
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