Page 65 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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"nemico numero uno" era l'Impero britannico ed i Paesi che l'Italia ave-
           va direttamente di fronte; Hitler, invece, non defletteva dal suo parossisti-
           co impegno contro la Russia, dedicandovi più dell'ottanta per cento delle
           risorse tedesche.
                È indubbio che,  a  questo  punto, la  situazione  non poteva che  pro-
           strare il  Duce,  fino  a  progressivamente esasperare i suoi rapporti con il
           dittatore tedesco.
                Dallo  sbarco  degli Alleati  nel  Nordafrica che  ne  acuì l'avvilimento
           e ne frustrò le residue speranze, Mussolini spinse ripetutamente Hitler ad
           una pace  separata  con  l'Unione Sovietica  -  mediata  dal  Giappone -
           allo scopo di raccogliere le  forze  contro l'imminente invasione dell'Euro-
           pa da parte anglo-americana (3)_  Ma Hitler, da quell'orecchio non volle sen-
           tire, sia perché unilateralmente e maniacalmente proiettato verso il totale
           annichilimento della Russia -  della  quale  reputava le  richieste  armisti-
           ziali un espediente inteso a guadagnare tempo per riprendere poi le ostili-
           tà -  sia  in quanto le  perorazioni di  Mussolini  peccavano  di  ingenuità:
           di un simile  accordo,  infatti,  avrebbero dovuto far  le  spese le  conquiste
           tedesche in oriente (ancora il  25 luglio  1943 le truppe germaniche erano
           profondamente incuneate  nel territorio russo),  a  scapito della  conserva-
           zione delle colonie italiane, che o erano già perdute o in procinto di esserlo.
                È naturale che l'insensibilità di Berlino verso la  soluzione orientale
           -  che appariva la più vantaggiosa -  inasprì il dissidio con Roma e pro-
           vocò un rigurgito nella politica di Mussolini, ristretta precedentemente in
           termini sempre più angusti, con spazi di manovra irrisori e più apparenti
           che  reali,  per  non  entrare  in  rotta  di  collisione con  Hitler.
                L'Italia, in breve, diede l'impressione- e sotto certi aspetti questo
           risponde a  verità -  di tornare a  far  politica,  a  non essere  più soltanto
           succuba,  supina  e  remissiva  a  quella  dell'alleato.

                Di qui,  una sequela  di accuse,  di dispetti,  di  deprecazioni  nei  con-
           fronti  di  Berlino:
           - il conflitto  politico  per la Jugoslavia,  dove  l'occupazione costò  in  due
             anni all'Italia 16.000 morti e dispersi: paese che- a dispetto delle pro-
             messe- era stato incluso nello "spazio economico tedesco" e delle cui
             risorse all'Italia, per l'economia di guerra, venivano assegnate le bricio-
             le,  e le  erano  per  contro  scaricati  i  maggiori  oneri  militari;



           (3)  I tentativi di pace di Stalin della fine del 1942 avevano ottenuto da Hitler un fermo
               rifiuto.  Di questo  tuttavia  l'Italia  non  era  stata  informata.


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