Page 64 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Soltanto  la  vittoriosa  conclusione  della  campagna  contro l'Unione
                 Sovietica, se conseguita nel1942, consentendo alla Germania di trasferire
                 la  maggior  parte delle  sue  forze  in Francia,  avrebbe potuto sconsigliare
                 agli anglo-americani lo sbarco nel continente. Ma nemmeno in questo ca-
                 so sarebbe stata possibile una pace di compromesso poiché la guerra nel-
                 l'aria, alimentata dallo strapotere produttivo statunitense, avrebbe portato
                 i bombardamenti delle città tedesche ed italiane ad un limite insopporta-
                 bile. Il fallimento  dell'offensiva subacquea dell'Asse nell'Atlantico setten-
                 trionale favoriva un flusso ininterrotto di uomini e mezzi, né -  di fronte
                 all'atomica americana- potevano valere le "nuove armi" tedesche in quan-
                 to,  anche  nel  campo  della  scienza  nucleare,  gli  Stati  Uniti avevano  rag-
                 giunto  la  superiorità.
                      Non sarebbe stato lontano il giorno (come avvenne nel febbraio 1943)
                 nel quale dei sabotatori norvegesi, paracadutati dall'Inghilterra, avrebbe-
                 ro distrutto la fabbrica di acqua pesante di V ermork, annientando la pro-
                 duzione di un anno ed  annullando la  possibilità tedesca di precedere gli
                 statunitensi  nell'impiego  dell'ordigno  atomico.

                      Quindi,  non  soltanto l'Asse  non poteva  più conseguire  la  vittoria,
                 ma aveva già perduto la  guerra,  proprio quando la  corsa ad el-Alamein
                 suscitava  fallaci  speranze.
                      Il duplice insuccesso itala-tedesco, dapprima nell'Atlantico - indot-
                 to dall'adozione di un nuovo tipo di radar e da procedure innovatrici nel-
                 l'impiego dell'aviazione da parte alleata -e poi in Africa Settentrionale,
                 scosse  tangibilmente la  fiducia  dei  vertici  militari,  facendo  affermare  al
                 generale Jodl (Capo delle Operazioni dell'O.K.W.) che "il dio  della guerra
                 era passato  nell'altro  campo".
                      Nell'ultimo scorcio del  1942  tutti gli  avversari  dell'Asse trovarono
                 infatti le condizioni per passare all'offensiva.  La Germania, già sconfitta
                 nella guerra sottomarina e sconvolta da durissimi bombardamenti, fu  ar-
                 restata e poi respinta dai russi  a Stalingrado e sul fronte del  Don -  da
                 dove  sarebbe  iniziata la sofferta  odissea della  VIII Armata Italiana  che,
                 in un mese, perse più di un terzo dei suoi organici -, mentre verso l'Ita-
                 lia si scatenava l'offensiva dei due maggiori alleati occidentali per cacciar-
                 la  dall'Africa  e  costringerla  alla  resa.
                      È in questo periodo che affiorò, e andò inasprendosi, il profondo dis-
                 sidio fra Italia e Germania, formalmente alleate, ma combattenti per obiet-
                 tivi  di guerra totalmente diversi.  È evidente, infatti, che per Mussolini il


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