Page 187 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              185

                                                Guido Corsi

                          Tristi e fieri abbandonavano i loro campi

                      all’invasore, sicuri che un giorno l’avrebbero

                                  cacciato con le loro baionette



                      Questa lettera fu indirizzata probabilmente a una delle dame della “Fami-
                    glia del volontario trentino” l’associazione costituitasi a Firenze nell’autunno
                    del 1915 per aiutare moralmente e materialmente i trentini che, fuggiti dalla
                    loro terra, si erano arruolati nell’esercito italiano. Nello scritto l’ufficiale de-
                    gli Alpini Guido Corsi riviveva i giorni più difficili, drammatici e dolorosi
                    del ripiegamento delle unità della IV Armata, quando i suoi uomini dovettero
                    abbandonare i propri paesi, le loro case e gli affetti più cari per raggiungere la
                    nuova linea difensiva sul Grappa che doveva essere mantenuta a qualunque
                    costo: finché ci rimangono tali soldati, le orde barbariche non avranno ragio-
                    ne di noi e la patria sarà salva. Gualtiero Castellini, anch’egli alpino, che con
                    Corsi aveva condiviso estenuanti marce, grandi pericoli e intrepidi scontri con
                    il nemico, lasciò di lui nelle pagine conclusive del suo Diario un commosso
                    ricordo: te, capitano senza nome di Trieste morto nelle tremende giornate di
                    dicembre e suscitatore di energie anche dopo morto perché intorno al tuo cor-
                    po lottarono ancora i tuoi soldati. Il capitano Corsi cadde sul Monte Valderoa
                    il 13 dicembre 1917e fu decorato di medaglia d’oro.
                                                       ]

                      28 nOvembre 1917
                        Mia cara signora,
                        Oggi ho qualche momento di libertà: ne approfitto per scriverle un
                        po’ più a lungo dei giorni passati. Stanotte abbiamo avuto il cambio
                        e siamo passati in un posto più riparato dalle bibole. Abbiamo pas-
                        sato dei giorni molto amari dacchè dovemmo lasciare i nostri monti
                        già coperti di neve. Io non so, nessuno di noi sa, se tradimento o
                        viltà o la mala ventura ha messo in pericolo la patria. So solo che
                        prima volevo bene agli alpini, ora li adoro.
                        Frementi di sdegno hanno abbandonato le posizioni che erano co-
                        state loro tanto sangue e sudore. Quando ci fu comunicato l’ordine
                        di ripiegare sulle posizioni dove oggi si combatte, noi ufficiali rima-
                        nemmo costernati.
                        Come portare i nostri uomini dietro ai loro paesi?
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