Page 188 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                       Chi avrebbe avuto la forza di trascinarli con noi?
                       E invece, ad eccezione di alcuni sconsiderati, nessuno ci ha abban-
                       donato.
                       Sono passati davanti alle loro case. Sotto gli occhi delle loro donne
                       e dei loro figliuoli, esempio mirabile di fermezza, di disciplina, di
                       abnegazione. Tristi e fieri abbandonavano i loro campi all’invaso-
                       re, sicuri che un giorno l’avrebbero cacciato con le loro baionette.
                       Ho visto un mio sergente maggiore piangere quando passavamo a
                       pochi passi dal suo paese, ma non mi chiese il permesso di andare a
                       salutare la mamma sua inferma.
                       Qui hanno combattuto da leoni; qualcuno ha visto bruciare la sua
                       casa e se ne è vendicato sui primi che qui son capitati sotto mano.
                       Un giorno il nemico attaccava; il reparto che era in collegamento
                       con noi alla nostra sinistra parve ai nostri soldati cedesse troppo
                       facilmente; come un sol uomo i plotoni dell’estrema sinistra con
                       la baionetta innestata obbligarono i compagni a ritornare al loro
                       posto. Il 25 abbiamo corso vivo pericolo di essere tagliati fuori; i
                       contrattacchi riusciti ci ridiedero la sicurezza alle spalle.
                       La sera un altro battaglione venne a darci il cambio; la mia com-
                       pagnia restava però in linea di immediato rincalzo; i miei soldati
                       dovettero abbandonare le poche tane che si erano potuti costruire
                       nei pochi giorni che avevamo avuti a nostra disposizione e passare
                       la notte all’adiaccio sulla neve, mentre l’artiglieria nemica ci tem-
                       pestava, da tre parti, eppure non ho sentito un lamento, una sola
                       recriminazione.
                       I casi di feriti che dal posto di medicazione si dovettero allontanare
                       a viva forza non si contano. Finché ci rimangono tali soldati, le orde
                       barbariche non avranno ragione di noi e la patria sarà salva.
                       Di me che debbo dirle? Faccio il mio dovere come meglio posso e so.
                       La prego di scusarmi presso i Suoi se non scrivo loro come desidere-
                       rei e i nostri rapporti di amicizia lo richiederebbero; il tempo molto
                       spesso mi manca. Li assicuro però che li ricordo sempre con affetto.
                       A Lei, ai suoi bimbi i miei più cordiali saluti.
                       Suo
                       Corsi


                                            Lettere di volontà e passione, a cura di G. Gall Uberti,
                                                  Trieste, 1926, La Vedetta Italiana, pp. 63 – 65.
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