Page 231 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              229

                      Fino a mezzogiorno restammo immobili al nostro posto ad attendere il de-
                    stino. Nulla più giungeva da tergo. Evidentemente il nostro nucleo era stacca-
                    to ormai dal resto dell’esercito.
                      A quell’ora l’artiglieria nemica apri un violento fuoco sulle rudimentali
                    trincee che coronavano, in basso sulla nostra destra, i dossi del Costone Laz-
                    zaretti-Sasso Rosso, dove vedemmo poco dopo gli alpini del Monte Baldo,
                    fortemente premuti dalla fanteria austriaca, lentamente ripiegare combattendo
                    e scomparire in fondo della Val Vecchia.
                      Il Vicenza ripiegò pure verso di noi serrando le file.
                      La situazione rimase immutata lassù fino al tardo pomeriggio quando il
                    maggiore De Cia, comandante titolare del Bassano che aveva assunto il co-
                    mando delle truppe alpine rimaste isolate sul Badenecche, chiamò a rapporto
                    i comandanti dei tre battaglioni, maggiore Campini, capitani Zenoni e Reina,
                    e ordinò il ripiegamento per Val Capra nel seguente ordine: Vicenza, Bassano,
                    Monte Berico.
                      Partirono i primi due battaglioni e li vedemmo, sotto di noi, aprirsi la via
                    con le armi. Poiché il nemico affluiva sempre più numeroso in Val Vecchia e
                    noi eravamo uno sparuto pugno di uomini, Reina ordinò di buttarci su Foza,
                    che si sperava non ancora occupata, e dove forse lo scampo appariva meno
                    arduo. Di là chi poté sfilò rapido verso la Croce di San Francesco e, sempre
                    inseguito dal tiro, si gettò dalle rocce che precipitano in Val Frenzela.
                      Sapemmo più tardi che, da noi sempre ignorato, era rimasto appiattito fra
                    i roccioni di Val Vecchia il battaglione Stelvio, che riuscì a ripiegare qualche
                    ora più tardi favorito dalle tenebre.
                      Noi perdemmo per via il tenente Orefice, da pochi giorni tornato al batta-
                    glione dopo un anno di ospedale.
                      A mezzanotte incontrammo il comando del 10° gruppo alpini che era ri-
                    masto in Val Brenta. Nessuno sperava di vederci più. Passammo in rango: 37
                    presenti, ufficiali compresi.
                      Il colonnello Bes, cui rendemmo gli onori, era commosso e senza parole.
                      Il capitano Reina, ferito al Badenecche il giorno 4, febbricitante, si decise
                    ad entrare all’ospedale.
                      L’8 dicembre il maggiore Mario Danioni assunse il comando del Monte
                    Berico.

                    Fondazione Museo storico del Trentino, archivio Regazzola-Pedrotti, manoscritto di
                       Luigi Regazzola del volume sul Battaglione Monte Berico: busta 1. fascicolo I.6.
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