Page 230 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                     Decimati si procede verso l’alto: sempre più forte è il nemico per nuovi
                  drappelli che accorrono spuntando dalla cima e sparpagliandosi a ventaglio su
                  noi; la più disperata e selvaggia rissa ferve; uno dopo l’altro cadono i nostri
                  impietrati nell’impeto d’ascendere; i feriti sparano ancora fra le rocce sul ne-
                  mico. Gli ultimi, esile gruppo, sono sopraffatti e finiti, mentre ancora cercano
                  con sovrumana energia di guadagnare quella vetta...»
                     Sopraggiunsero in questo momento nuclei del battaglione Bassano che si
                  fusero con noi e con noi divisero l’angoscia dell’ulteriore resistenza sul Ba-
                  denecche.
                     Nei contrattacchi fatti dal Monte Berico per ristabilire la linea sul monte,
                  erano caduti il tenente Cacciatori, i sottotenenti Burzio, Avanzi e Ziggiotti; ed
                  erano rimasti feriti il comandante del battaglione capitano Reina (che resta-
                                                                          a
                  va però al suo posto), il tenente Puliti, comandante della 93 , gravissimo per
                  una ferita di pallottola in bocca che gli aveva squarciate le guance; il tenente
                  Zaniboni; il sottotenente Tescari che rimaneva pure in linea a sostituire il po-
                  vero Cacciatori; l’aspirante Bellucco. Il tenente medico dottor Paolo Buisson
                  — unico medico rimasto al battaglione dopo il 24 ottobre — si espose in tutti
                  i modi per adempiere al suo pericoloso dovere. Ricordiamo, oltre ai decorati
                  citati più avanti, i sergenti Pertegato e Savoia che sostituirono gli ufficiali
                  caduti nel comando dei plotoni; il caporale Guarda che lasciato a custodia
                  dell’attendamento uccise due austriaci infiltratisi nelle nostre linee e due altri
                  fece prigionieri. Ricordiamo ancora con commosso pensiero quei cucinieri
                  che sorpresi alle cucine dell’accampamento dal nemico che aveva sfondato
                  sui nostri fianchi, lo affrontarono e fecero prigionieri e ce li trascinarono su,
                  fino in cima al Badenecche; umili, ignoti eroi, ideali compagni del popolare
                  Faoro celebrato dalla nobile fantasia di Paolo Monelli nella sua rievocazione.
                     Ricostituita la linea poco sotto la cresta, gli avanzi del Monte Berico e i
                  nuclei del Bassano sopraggiunti di rincalzo, ne iniziarono il rafforzamento e
                  la tennero fino al tardo pomeriggio del giorno 5, impedendo al nemico, con la
                  loro presenza, di dilagare su Foza: esso infatti non rinnovò più gli attacchi sul
                  Badenecche e manovrò per isolarlo.
                     Nel pomeriggio di quel giorno 4 assistemmo al salire del nemico, sceso
                  dalla falla Q. 1441-Tondarecar, per le pendici di Monte Miela e di Monte Spil.
                  Era il preludio dell’accerchiamento di Monte Fior e di Monte Castelgomber-
                  to. Assistemmo al macello di battaglioni di fanteria che tentavano di risalire
                  il Costone di Casera Fontana Nuova per portar soccorso agli assediati del IV
                  raggruppamento alpini.
                     In quell’atmosfera di desolazione, nel quadro grigio, gelato del crepuscolo
                  invernale, calò la notte, la terribile notte sul 5 dicembre. Il nemico non attaccò.
                  L’alba gelida e pigra si alzò angosciosa per illuminare l’ultimo atto del dramma.
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