Page 228 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  93 , 108 , 143  e i reparti mitragliatrici. Comandava il battaglione il capitano
                  Reina.
                     Giunto il Monte Berico all’inizio di Val Capra, ebbe dalla 29  Divisione
                                                                               a
                  ordine di passare alle dipendenze del comando IV raggruppamento alpino, il
                  quale lo avviò lungo il ripido fianco del Monte Tondarecar. Mentre compiva
                  lo spostamento fu fatto sostare all’altezza della carrareccia per Malga Lora in
                  attesa di ordini con l’avvertimento che doveva considerarsi intanto truppa di
                  rincalzo al battaglione Val Dora che presidiava la linea del Tondarecar.
                     Era notte alta. Il freddo intenso tormentava gli uomini privi di ogni confor-
                  to e con corredo personale inadatto alle rigide condizioni ambientali. Il batta-
                  glione si ammassò, uomo su uomo, per passare all’addiaccio la gelida notte.
                     Il giorno seguente non ebbe novità. Il freddo si mantenne intenso. La trup-
                  pa esposta indifesa al gelo soffriva gravemente: gli anziani esauriti da mesi di
                  disagi: i giovani non ancora allenati agli stenti. Fortunatamente Bacci arrivò
                  due volte col rancio caldo: ristoro benedetto.
                     Fino al 26 il Monte Berico rimase ad attendere disposizioni: quattro notti
                  all’addiaccio senza una coperta.
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                     Alle ore 13 del 26 la 29  Divisione passò il battaglione a disposizione del
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                  9° gruppo alpini (52  Divisione) che, dislocandolo nei pressi di Lazzaretti, lo
                  considerò truppa di rincalzo alla linea che esso teneva sul fianco orientale del
                  Monte Badenecche collegata a sinistra con quella tenuta dal 6° bersaglieri (29
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                  Divisione).
                     Fino al 3 dicembre il Monte Berico mantenne dipendenza, compito e di-
                  slocazione immutati. Solamente, il 28 novembre dovette staccare una sezione
                  mitragliatrici e due plotoni di 30 uomini ciascuno e mandarli in linea col Vi-
                  cenza a sbarrare la Val Gàdena. Il Monte Berico rimase quindi con una forza
                  di 200 fucili circa. Rientrarono in quei giorni due fedelissimi e sicuri ufficiali:
                  il tenente Orefice (ferito gravemente nel 1916 a quota 1425) e il tenente Puliti
                  per la terza volta al battaglione dopo le ferite del Pasubio (1916) e del Kucla
                  (1917): lo aspettava sul Badenecche la terza gravissima ferita. Esempio mira-
                  bile di italiano che staccatosi dall’alto ufficio fin d’allora ricoperto al Ministe-
                  ro, era venuto volontario tra noi a compiere il più pericoloso e cruento dovere.
                     Alle ore 23 del 3 dicembre un ordine del comando 9° gruppo alpino dispo-
                  neva che il Monte Berico tornasse alle dipendenze della 29  Divisione quale
                                                                         a
                  truppa di rincalzo al 6° reggimento bersaglieri che difendeva Monte Bade-
                  necche, trasferendosi immediatamente «nella zona delle rocce affioranti della
                  curva di livello 1400».
                     Nessuno aveva una carta qualsiasi. Il battaglione salì verso la vetta del
                  monte. Nella notte nuvolosa e scurissima l’orientamento era estremamente
                  difficile. Pure si raggiunse il luogo di destinazione e si ebbero dal comandante
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